Bene la revisione dei vitalizi, ma la prossima pensione tagliata potrebbe essere la vostra


Il presidente della Camera Fico ha confermato ai media il taglio dei vitalizi agli ex parlamentari. La sforbiciata riguarderebbe 1338 assegni ricevuti da ex deputati; non sarebbe totale, ma porterebbe a una riduzione del 40-60% dell’indennità attualmente corrisposta. È certamente un segnale forte lanciato gli italiani.

Fico dice “eliminiamo un’ingiustizia“, ed è vero laddove il vitalizio agli ex parlamentari stonava fortemente coi pesanti sacrifici imposti a cittadini, imprese ed enti locali. Tuttavia, questo provvedimento contiene delle palesi contraddizioni che in questa luna di miele tra elettori e nuovo governo sfuggono ai cittadini. Criticarlo significa quindi andare controcorrente rispetto al sentire comune, ma è necessario riportare un po’ di ordine nella troppa euforia che si è creata intorno all’Esecutivo.

I vitalizi erano stati aboliti già nella scorsa legislatura. Ora si vanno a colpire eclusivamente i diritti acquisiti da parlamentari ormai da tempo pensionati. Lo si evince anche dal risparmio che ammonta ad “appena” 40 milioni di euro. Già questi dati basterebbero a spegnere le esultanze. Il risparmio per le casse statali lo aveva realizzato il Parlamento precedente, spinto dall’implacabile sollecitazione del Movimento Cinque Stelle e grazie ai voti di altre forze poltiche. Oggi, invece, si consuma una sorta di vendetta sociale contro la casta, che però non porta a implicazioni economiche particolarmente utili alla vita dell’italiano medio. Un esempio: se questo taglio dovesse essere distribuito, ogni italiano prenderebbe un assegno da 1,50 euro all’anno, ossia 0,125 centesimi al mese.

Ora, tralasciando i risvolti da guerra giacobina e i lampanti dubbi di legittimità costituzionale, l’effetto è stato solo quello di impoverire milletrecento persone per ottenere un beneficio quasi nullo per le finanze italiane. Anche perché, diciamocela tutta, quei soldi non verranno mai restituiti ai cittadini, ma finiranno in quel buco senza fondo che si chiama Erario pubblico.

La giustificazione che si tratti pur sempre di 40 milioni di euro all’anno potrebbe anche reggere, ma il problema vero non è nemmeno questo: è la ferita che apre nel sistema previdenziale nazionale. Con la cancellazione dei diritti acquisiti dai parlamentari si da il via libera alla retroattività dei tagli su tutti gli assegni pensionistici indipendentemente dall’ammontare. Non a caso, proprio in seno al governo la discussione sul ricalcolo delle “pensioni d’oro” è passata da 5mila euro netti a 4mila. Spiace dirlo, ma nell’ambito previdenziale, così come in quello fiscale, dovrebbe vigere soltanto la regola della non-retroattività delle norme. Dovrebbe essere un principio costituzionalmente garantito. Non si possono cambiare le regole del gioco quando ormai gli assegni sono percepiti. Se tutti condanniamo la riforma Fornero e ancor prima quella Dini, che cambiavano le modalità del calcolo degli assegni, allora non possiamo esimerci dal dire che questa prassi odiosa sta facendo un ulteriore passo avanti con la delibera del presidente di Montecitorio.

Si tratta di un precedente pericolosissimo, perché con 4mila mensili si rischia di colpire non certo i politici “mangioni”, ma i liberi professionisti, i manager d’azienda, i professori universitari, i funzionari di Stato, i giudici, i quali hanno anche versato in proporzione per poterlo ricevere. È folle pensare che persone che stanno percependo quell’assegno se lo vedano decurtato e rimangano a tacere: hanno parametrato su quelle cifre la loro vita lavorativa, ormai conclusa.

La ridistribuzione sociale può avvenire in modo sensato sui redditi da lavoro, ma sulle pensioni no. A meno che Fico e il nuovo governo non vogliano intervenire radicalmente mettendo ordine in tutte le situazioni e contro tutti i soggetti che hanno affossato il sistema previdenziale italiano.

Se citiamo ad esempio le baby pensioni, perché non fanno il medesimo discorso di equità sociale che si grida nei comizi contro la casta da dieci anni a questa parte? Forse i baby pensionati non sono anch’essi una casta?

Si pensi che ogni anno gli assegni a loro garantiti da età impronunciabili ammonta a 163 miliardi di euro. Uno spreco siderale, questo sì! Per dirla in soldoni: se il governo calasse la scure su queste pensioni, ogni famiglia italiana potrebbe vedere il suo reddito aumentare di 2716 euro all’anno, e questi sono già “soldi”. Eppure non si sente nessuno parlare di questo scandalo che ha ridotto i giovani ad avere assegni pensionistici che forse saranno 40 volte inferiori a quelli percepiti dai propri genitori. Gli italiani hanno bisogno di ossigeno, di lavoro vero, non di mance elettorali, che siano pure di 80 euro ma che restano spiccioli per il gelato, non contributi reali alle aspettative di vita. Meglio tenere gli occhi aperti… se domani dovessero considerare pensione d’oro una da 1500/2000 euro al mese, i “privilegiati” da punire potreste essere voi.

di Marco Fontana – Pubblicato da Sputnik Italia

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