Reddito di cittadinanza, reddito di inclusione, centri per l’impiego


È un dato di fatto che il successo riscosso dal Movimento Cinque Stelle nel Sud Italia sia scaturito, anche e soprattutto, dalla proposta di introdurre il reddito di cittadinanza.

l grillini hanno saputo interpretare la reazione del Meridione all’endemico senso di esclusione di cui soffre; è un disagio profondo che — come sottolineato persino da Il Manifesto — ha prodotto quel fenomeno di reazione dei “luoghi che non contano” (definizione coniata da Andres Rodriguez Pose, economista della London School of Economics). In altre parole, si comprende abbastanza facilmente che un elettorato isolato e da tempo inascoltato abbia cercato risposte concrete in un partito che prestava loro attenzione.

Quel che è certo è che il reddito di cittadinanza potrebbe generare delle grosse contraddizioni in un Paese il quale, nonostante le tanto decantate virtù del Jobs Act propagandate dal governo uscente (nella compiacenza generalizzata di un’Unione Europea che dà spesso giudizi completamente slegati dalla realtà), investe una cifra del tutto inadeguata per favorire l’occupazione dei cittadini rimasti senza lavoro. I numeri sono impressionanti: secondo uno studio dei Consulenti del Lavoro, l’Italia spenderebbe ogni anno 28,9 miliardi di euro per tutte le politiche del lavoro, ma tre quarti sarebbero destinati a politiche passive, cioè di semplice assistenza. Nel 2015 l’Italia ha tirato fuori 750 milioni di euro per i servizi pubblici per l’impiego, contro i 5,5 miliardi di euro erogati dai francesi e gli 11 miliardi dai stanziati tedeschi. Si pensi che in Germania il 42% va per politiche attive, il 34% in Francia; in Italia appena il 26% (e di questo, la gran parte è costituita da bonus e soltanto il 2% da servizi al lavoro, contro il 24% della Germania e l’8% della Francia).

Insomma, introdurre un reddito di cittadinanza in un Paese che non ha un sistema efficiente per poter ricollocare la forza lavoro, dovrebbe far suonare qualche campanello d’allarme, lo stesso che ha spinto il leader M5S Luigi

Di Maio ad ammettere — ma solo dopo aver raccolto i consensi — che prima bisogna riformare il sistema dei servizi per l’impiego. Difficile comprendere dove si troveranno i soldi… visto che solo per questa partita il nuovo governo dovrebbe reperire 3,5 miliardi di euro da aggiungere al costo del reddito di cittadinanza: una cifra che varia a seconda di chi la racconta, tra i 14,9 miliardi di euro come da quantificazioni effettuate dal M5S ai 29miliardi calcolati invece dagli esperti di lavoce.info, cioé il portale che era guidato da Tito Boeri, ora presidente Inps. Sicuramente queste cifre non sono impossibili da trovare nelle pieghe di bilancio, ma bisognerebbe capire l’effetto che ciò sortirebbe su un popolo in cui la spinta al lavoro nero è fortissima, in particolare laddove la tassazione resti inalterata o innalzata attraverso l’introduzione di una patrimoniale. Perché se è vero che il reddito di cittadinanza esiste in molti Paesi europei, è anche vero che esso non si somma con gli ammortizzatori sociali, che nel 2017 in Italia hanno fatto sborsare all’Inps un totale di 9,4 miliardi di euro.

Anche il Partito Democratico aveva provato a introdurre una specie di reddito di cittadinanza, che aveva soprannominato “Rei” (reddito di inclusione). Nelle intenzioni originali, esso avrebbe potuto dare risposta a 700mila nuclei familiari, ma per il momento ne hanno beneficiato 250mila anche per colpa di una burocrazia elefantiaca e di un numero di addetti del tutto insufficiente, nonostante il ministro del Lavoro Poletti avesse annunciato a fine dello scorso anno l’assuzione ad hoc di 600 persone. In Italia vi sono 8mila dipendenti dei centri per l’impiego, in Germania invece sono 130mila. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Pasquale Tridico, candidato M5S al dicastero del Lavoro, ha denunciato questa situazione. È una partita improba quella di trovare le risorse per imitare il numero di dipendenti della Germania, visto che il Movimento dovrebbere anche reperire circa 30 miliardi per disinnescare l’aumento dell’Iva e delle accise sui carburanti.

Nonostante le difficoltà, è difficile pensare che qualcuno sia più credibile di loro su questo argomento. Sicuramente avrà vita difficile il governo uscente, se per bocca del presidente dell’Inps, il bocconiano Boeri, nominato ancora da Matteo Renzi, è stato affermato che per uscire dalla crisi bisognerebbe ridurre gli stipendi in Meridione. Andando in giro con una proposta del genere si deve star certi che in caso di nuove elezioni i voti del PD al Sud potranno solo diminuire, nonostante le forti perplessità sulla tenuta dei conti pubblici. Ma d’altra parte, il debito pubblico è continuato ad aumentare anche con gli ultimi governi, quindi al netto delle ingerenze dell’Europa tutto è ancora possibile.

Ma su questo punto, a rassicurarci c’è il vicepresidente del Movimento nel Parlamento europeo, che dalle colonne del Sole24Ore ha fatto sapere: Noi siamo apprezzati a Bruxelles per la nostra concretezza.

Pubblicato da Sputnik Italia

 

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