Manovra: bonus per tutti! Ma l’età pensionabile resta a 67 anni


Si sa, l’approssimarsi delle elezioni porta con sé la paura di non essere rieletti. E allora via coi bonus a pioggia, che la manovra di fine legislatura elargirà un po’ a tutti, purché trapelino sentore di voto.

C’è il rinnovo del bonus cultura per i più giovani, la creazione di quello per mamme sportive, il bonus verde per la cura dei giardini e quello per il sisma e l’efficientamento energetico. Si tratta alla fin fine di prebende, di marchette che non risolvono neanche di striscio i problemi del Paese, ma forse aiuteranno i partiti a ragranellare qualche consenso in più.

L’attuale governicchio era stato messo in piedi dal presidente Mattarella per traghettare il Paese verso la successiva legislatura e occuparsi della stesura della riforma elettorale e degli impegni internazionali più stringenti. E invece: la riforma elettorale l’ha fatta nel modo meno ortodosso possibile e ha imposto all’Italia temi pesantissimi come vaccinazione obbligatoria e Ius Soli. Questioni di rilevanza epocale vengono così affrontate in fretta e furia da un esecutivo nato da un’accozzaglia di transfughi di varie coalizioni. E se è sbagliato indignarsi per questo, allora non sappiamo più cosa pensare. Ardua impresa è scorgere una qualche dignità morale nei parlamentari: come denunciato dal sito openpolis.it, i cambi di gruppo da inizio legislatura sono ora 528 (10 al mese).

Volontà degli elettori? Consenso degli italiani? E che robe sarebbero? Mah, non saprei proprio…

Certamente non è un caso che la maggior parte degli spostamenti degli ultimi mesi siano diretti verso i partiti con più chance di aggiudicarsi i seggi. E se è vero che in Italia nulla è più definitivo del provvisorio, allora Gentiloni raggiungerà la fine “naturale” del mandato operando come braccio armato dell’ex premier Renzi, il quale tenta come già avvenuto in occasione del referendum costituzionale di utilizzare risorse pubbliche per convincere i cittadini a riportarlo a Palazzo Chigi. Per carità, l’ultima finanziaria del quinquennio è sempre un’occasione per placare gli appetiti di alcune categorie di elettori, ma resta comuque un modus operandi miope e monco, che non risolverà mai i problemi seri della nostra Penisola. Così, anche quest’anno si sceglie di disinnescare la clausola di salvaguardia solo per l’anno successivo, lasciando al prossimo governo la patata bollente di annullare una volta per tutte la spada di Damocle — imposta dalla Troika — che costringe a innalzare le aliquote IVA per tenere in regola i conti. Nè si imbasticono misure anticicliche e di diminuzione della pressione fiscale, anzi si riducono gli incentivi per le assunzioni degli under 35 nonostante proprio in questa fascia di età la disoccupazione voli su cifre record. E intanto l’età pensionabile è a 67 anni.

Che la Terza Repubblica inaugurata dal baldo giuovine, il rottamatore Renzi, venga soprannominata l’Era delle Poltrone è plausibile visti anche gli sforzi di quest’ultimo di occupare i centri decisori del Paese. Di recente ha persino messo in atto un braccio di ferro con Mattarella per il rinnovo del Governatore della Banca d’Italia. Un vero e proprio scontro all’arma bianca, definito “eversivo” (dicono) dal Quirinale, poichè che da sempre la nomina a Palazzo Koch è informata a una sottile linea d’indipendenza partitica che dovrebbe essere assicurata dal presidente della Repubblica. E invece Renzi tenta l’OPA su questa succulenta posizione, che negli anni ha saputo anche opporsi al Governo in piena autonomia. Il PD vorrebbe intascare due risultati: silenziare con un nome gradito un’istituzione non piegata alle sue esigenze e affibbiare al Governatore uscente la responsabilità di non aver vigilato bene sulle crisi bancarie avvenute a ripetizione, pulendosi la coscienza su tutti quei correntisti che hanno perso i propri risparmi. Poco importa al PD di non aver usato lo stesso metro di giudizio di Ignazio Visco con i vertici di Consob, che forse più ancora di Bankitalia aveva il dovere di accorgersi dei problemi di alcuni istituti di credito.

E mentre sono in corso questi giochi di palazzo, l’Italia continua ad affondare. La Cgia di Mestre ha di recente evidenziato il crollo degli investimenti pubblici: dal 2005 a oggi la contrazione è stata del 20%; ma rispetto al 2009, punta massima di crescita registrata prima della crisi, la riduzione è stata pesantissima: —35%. Nessun altro indicatore economico ha avuto una caduta percentuale così rovinosa. Ovvio che così non si aiuta la ripresa o la creazione di posti di lavoro, nè stupiscono i dati Eurostat sulle persone a rischio povertà: il 28,7% contro la media UE del 23,4%. Questi dati, però, non sono abbastanza allarmanti: la classe politica infatti non ci pensa nemmeno a intervenire decentemente per sanare il Paese, ma preferisce preparare le poltrone dove far accomodare i suoi sodali o spendere l’extra deficit concesso dall’UE per i bonus che hanno la valenza di mance temporanee. E non è certo di mance che si può comporre uno stipendo nè tanto meno costruire un futuro per i propri figli.

Pubblicato da Sputnik Italia

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