Nuovo record per il debito italiano: oggi é a 2.260miliardi


Il debito pubblico italiano é aumentato ancora. Rispetto a febbraio é cresciuto di 20,1 miliardi. A marzo il debito delle amministrazioni pubbliche è stato infatti pari a 2.260,3 miliardi come si evince dal fascicolo “Finanza pubblica, fabbisogno e debito” della Banca d’Italia. Si tratta del livello più alto da luglio 2016, quando si era attestato a 2.252,2 miliardi.

Sinceramente però a preoccupare più ancora del debito é la crescita che non decolla. Mentre in Europa la crescita risulta infatti salda e continuerà con un ritmo stabile con un pil rivisto al rialzo per l’eurozona all’1,7% per il 2017 (1,6% nelle previsioni d’inverno), e invariato all’1,8% per il 2018, l’Italia annaspa secondo le stime della Commissione Europea.

Nel Belpaese infatti la ripresa risulta modesta, +0,9% nel 2017, 1,1% nel 2018. La peggiore in Europa dopo Cipro. E questo a fronte di una Europa che viaggia a tutt’altra velocità.

Per esempio la crescita della Spagna supera tutte le precedenti previsioni con +2,8% per il 2017, e si piazza tra i Paesi con un pil ben al di sopra della media Ue. E’ quanto emerge dalle previsioni economiche Ue di primavera, che hanno nettamente rivisto al rialzo quelle invernali dove rispettivamente il pil spagnolo era dato al 2,3% e al 2,1%. Anche il deficit è stato rivisto al ribasso, con 3,2% per quest’anno e 2,6% per il 2018, contro il 3,5% e 2,9% di soli tre mesi fa.

Il deficit della Francia per il 2017 sarà del 3%, in calo dal 3,4% del 2016 ma in peggioramento dal 2,9% delle previsioni d’inverno a causa di “risultati inferiori alle attese su stato e sicurezza sociale, in parte compensate dai surplus di amministrazioni locali le cui spese hanno rallentato”. Il pil resta a 1,4% nel 2017 e 1,7% nel 2018 in linea con le previsioni di febbraio.

Insomma tutti cresceranno sopra ampiamente sopra l’1% tranne l’Italia. E il debito continua ad aumentare, nonostant i sacrifici richiesti ai contribuenti italiani, i più tartassati in Europa. A testimonianza di politiche economiche che non reggono più e che vanno assolutamente riformate per non perdere ulteriore terreno nei confronti dei nostri competitor europei.

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