La povertà continua a mordere le famiglie italiane. Oltre 7 milioni di poveri


Nonostante l’ottimismo di maniera i dati Istat ci consegnano una immagine dell’Italia dove la povertà continua a creare non pochi grattacapi alle fmaiglie italiane.

Sono 7 milioni 209 mila le persone che vivono in famiglie in uno stato di grave deprivazione materiale, ovvero in seria difficoltà economica. Tradotto in numeri assoluti la quota é elevata: si tratta dell’11,9% delle famiglie italiane che nel 2016 registrano almeno 4 sintomi di disagio su un set di 9 selezionati per l’indagine demoscopisca:  si va dal non potersi permettere le vacanze o un pasto proteico adeguato all’essere in arretrato con bollette, affitti o mutui.

Tra il 2015 e il 2016 l’indice peggiora per le persone anziane (65 anni e più) (da 8,4% a 11,1%), e per chi vive in famiglie con persona di riferimento in cerca di occupazione (da 32,1% a 35,8%).

Si confermano poi gli elevati valori di disagio economico per le famiglie residenti nel Sud Italia (la quota delle persone gravemente deprivate è oltre tre volte quella del Nord), per le famiglie monogenitore con figli minori (17,5%) e tra i membri delle famiglie con a capo una persona in cerca di occupazione (35,8%), in altra condizione non professionale (a esclusione dei ritirati dal lavoro) o con occupazione part time (22,8% e 16,9% rispettivamente).

Nel 2016 resta sopra la media la quota di bambini e ragazzi in serio disagio ma si registra una “lieve diminuzione rispetto agli anni precedenti” secondo quanto riferisce Istat che poi specifica come siano “in condizione di grave deprivazione 1 milione 250 mila minori, pari al 12,3% della popolazione con meno di 18 anni.

Forte poi la preoccupazione espressa dall’Istat sul fronte lavoro. Il segnale che arriva:

“è quello di una situazione del mercato del lavoro ancora sfavorevole per la fascia di età 25-34 anni”.

Così il direttore del dipartimento per la produzione statistica dell’Istat, Roberto Monducci, in audizione al Def. Per gli under35 senza lavoro trovare un posto risulta, infatti, sempre più difficile. “I dati longitudinali della Rilevazione sulle forze di lavoro consentono di effettuare un’analisi delle transizioni verso l’occupazione degli individui disoccupati a un anno di distanza“, spiega. Il 21,2% dei 25-34enni disoccupati nel quarto trimestre del 2015 è occupato un anno dopo, il 43,8% risulta ancora disoccupato e il 35% inattivo. La quota di giovani che ha trovato lavoro nel periodo è più bassa sia rispetto a quella registrata nello stesso periodo dell’anno precedente (27,9%) sia di due anni prima (24,4%).

La via più facile nel trovare lavoro è il ricorso alla rete di parenti e amici: ha trovato infatti lavoro il 41,9% dei 25-34enni che non erano occupati l’anno prima, passando dal quarto trimestre 2015 allo stesso periodo del 2016. Tra le modalità prevalenti di successo segue la diretta richiesta al datore di lavoro (il 18,9%).

Intato cattive notizie arrivano anche sul fronte degli investimenti: “Tra le principali voci di spesa che hanno segnato una contrazione si evidenziano gli investimenti (-4,5%), in calo per il settimo anno consecutivo“.

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