La riscoperta delle linee rosse invalicabili. Dieci domande a chi plaude ai missili sulla Siria


Una premessa: nessuno non può sentirsi toccato dalle terrificanti immagini che sono state diffuse a seguito dell’attacco dell’esercito siriano nella provincia di Idlib. Soltanto dei mostri non potrebbero. Vedere quei corpi di bambini agonizzanti o morti, accattastati come se fossero bestiame da macello, con gli occhi spalancati in una espressione di muta disperazione, non può che risultarci agghiacciante e non può che stimolare la voglia di reagire, di vendicare questa strage di innocenti, di farlo a tutti i costi.

Detto questo, da qui iniziano le divergenze di opinioni. La mia é una delle tante e non pretendo che assurga a verità o che debba far cambiare idea a nessuno.  Pretendo solo di poterla liberamente esprimere in un mondo dove si vorrebbe bollare come “fake-news” ogni opinione fuori dal coro, ogni articolo figlio illegittimo del pensiero unico.

L’attacco in Siria é avvenuto lo ha ammesso sin da subito lo stesso Governo: questo é un altro fatto dopo quello che sono morti dei bambini nel corso del medesimo. E’ un fatto anche che siano stati diffusi degli agenti patogeni che hanno portato a questo eccidio. E’ un fatto che la provincia di Idlib fosse in mano all’Isis, lo si sa dal 13 novembre del 2016 quando Mosca e Damasco annunciano una offensiva in quelle zone per neutralizzare:

“stabilimenti per la produzione di diversi tipi di armi di distruzione di massa”.

E’ un fatto che il presidente siriano Bashar al-Assad si fosse detto pronto a colloqui diretti con i rappresentanti di tutti i gruppi di opposizione, compresi quelli armati. Lo aveva riferito Dmitri Sablin, deputato russo e coordinatore del gruppo della Duma per i contatti con il Parlamento siriano, all’Agenzia Tass dopo un incontro con lo stesso Assad e infatti era in corso un processo di pace, sicuramente non facile viste le continue reciproche provocazioni, ma che era in corso e di fatto teneva però fuori i paesi occidentali.

Da questo punto in poi iniziano le interpretazioni e i giochi della propaganda delle varie parti per muovere sullo scacchiere internazionale gli assetti geopolitici in base ai propri interessi. Assad ha immediatamente negato di aver utilizzato armi chimiche nell’attacco del 5 aprile (d’altra parte non si comprenderebbe perchè meno di qualche anno fa – in accordo con la Russia -avesse consegnato 1.900 tonnelate di gas provvedendo al disarmo di queste “tecnologie belliche” e poi proprio durante un percorso di pace dovrebbe farne utilizzo quando sa perfettamente che si viene a sapere).

Il capo della diplomazia siriana Walid Mouallem aveva commentato durante una conferenza stampa a Damasco successiva all’eccidio di Idlib:

“Vi posso assicurare ancora una volta che l’esercito arabo siriano non ha utilizzato e mai utilizzera’ questo genere di armi contro il nostro popolo, contro i nostri bambini , e nemmeno contro i terroristi che hanno ucciso la nostra gente”.

Il portavoce ufficiale del dicastero militare russo, il generale Igor Konashenkov, sostiene che in un raid dell’aviazione siriana sia stato colpito un deposito contenente attrezzature militari dei terroristi. Le stesse di cui si sapeva l’esistenza già nel novembre dello scorso anno.

L’Occidente invece si è immediatamente scatenato trovando il colpevole nel presidente siriano. Dalla Turchia ad Israele, dalla Germania alla Francia e fino ad arrivare agli Stati Uniti il processo per gli eventuali crimini di guerra avvenuti é già avvenuto con una unica persona sul banco degli imputati e sulla forca. Ecco in questo atteggiamento diverge la mia opinione con quella sicuramente più diffusa che vede nell’immagine dei bimbi morti durante l’attacco di Idlib la giustificazione a prescindere di attacco di uno stato sovrano.

Durante una riunione all’Onu vengono mostrate le immagini dei bambini morti a Idlib
Di un cinismo sconcertante l’editoriale di Adriano Sofri pubblicato oggi da “Il Foglio” e dal titolo emblematico “Una foto per fermare la valanga“. L’opinionista del quotidiano di Cerasa-Ferrara addita tutti coloro che procedono con cautela in questa vicenda come dei nemici che non conoscono la sottile linea rossa da non valicare in casi come questi. E quindi per lui una foto può legittimare una guerra ad uno stato sovrano.

Ora porrò dieci domande a tutti voi. Sono i quesiti ai quali mi piacerebbe che rispondessero tutti coloro i quali sono certi che la linea rossa per avviare una escalation di violenza in medioriente da parte dei paesi occidentali possa essere costituita dalle immagini diffuse.

  1. Come mai dall’inizio della guerra in Siria due terzi delle immagine diffuse dai principali media del mainstream sono di minori – morti o feriti – durante gli attacchi governativi?
  2. Sulla Siria non ci saranno decine di satelliti militari americani e israelani che filmano h24 tutto il territorio siriano e che quindi potrebbero documentare se é vero o meno che é stato colpito un silos esistente in loco contenente gas nervini?
  3. Perché un presidente che sta trattando la pace dovrebbe lanciare un attacco chimico quando poteva perfettamente farlo con armi tradizionali; raid che non avrebbe causato se non una reprimenda da parte dell’Onu?
  4. La Turchia che fino a ieri commerciava con l’Isis petrolio e che mezza Europa ha bandito dai suoi territori per i comizi che dovevano effettuare esponenti del governo Erdogan come mai diventa improvvisamente un soggetto credibile e da citare nei media occidentali?
  5. Gli americani e gli inglesi che sostennero la nuova guerra all’Iraq adducendo la presenza di armi chimiche, smentita poi dalla storia, come possono diventare oggi credibili nella loro ricostruzione senza prove e processi di quanto avvenuto nella provincia di Idlib?
  6. Fino a quando esisterà il diritto di veto all’Onu é possibile che venga disatteso unilaterlamente dagli Stati Uniti (perché é questo che é successo con l’attacco ordinato da Trump questa mattina)?
  7. Non é possibile che Trump, accerchiato in patria dai suoi oppositori, abbia deciso di sviare l’attenzione utilizzando la Siria?
  8. Chi ha finanziato i ribelli che oggi attentano alla sovranità della Siria? E chi ha armato i ribelli con le armi chimiche?
  9. Possibile che gli attacchi di Russia e Siria contro l’Isis colpissero ogni due o tre giorni ospedali e non ci fossero mai foto satellitari da parte degli accusatori?
  10. Come mai non arrivano mai foto di minori uccisi in Iraq e in Libia? Forse i danni collaterali non esistono dove attacca l’Occidente? Ma soprattutto il caos creato in queste regioni, dove non si era studiata una alternativa ai dittatori presenti può essere ripercorda anche in Siria, lasciando il territorio in mano all’Isis?

Ecco perché la mia posizione coincide con quella dell’arcivescovo di Aleppo monsignor Jean-Clement Jeanbart:

“La scelta di Trump di bombardare postazioni aeree siriane non la capisco e ritengo sia uno sbaglio strategico. Perché agire così velocemente, senza consultare nessuno? Forse non voleva che la Russia ponesse un veto alla sua azione? Così facendo ha aggiunto morti ad altri morti, sei soldati siriani e nove civili del villaggio vicino la base militare colpita dagli Usa hanno perso la vita. Se prima era buio, ora il futuro è ancora peggio. Non sappiamo cosa altro potrà accadere. Quali altre reazioni dovremo subire le cose sembravano andare un po’ meglio, e qualche spiraglio di dialogo per trovare una soluzione politica sembrava aprirsi. Ma adesso? Speriamo che questo errore possa portare tutte le parti in lotta a riconsiderare le rispettive posizioni. Decidano seriamente di lavorare per la pace con soluzioni politiche e non con le bombe”.

 

 

 

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