Gates e Zuckerberg: futuro da candidati alla presidenza?


La vittoria di Donald Trump per la corsa alla Casabianca pare aver animato l’impegno civile non solo delle folle di manifestanti nelle piazze, più o meno stipendiate che siano da George Soros, ma anche alcuni esponenti della Geek Generation di miliardari che si è arricchita sulla new economy.

Mark Zuckerberg, inventore di Facebook, di colpo è stato fulminato sulla via di Damasco e ha scoperto la necessità di mettere un freno al fenomeno delle fake news (notizie false). Per la prima volta avrebbe provato un senso di forte responsabilità per chi naviga nel suo social network e quindi starebbe lavorando per creare nuovi filtri e algoritmi capaci di privilegiare una conversazione aperta, riducendo il fenomeno della forte polarizzazione degli utenti. Non è dato sapere chi deciderà che cosa censurare e quali valori e scopi lo muovano. L’importante secondo il Zuckerberg pensiero è vigilare sul modo in cui le persone si informano. Lancio una provocazione: e se domani l’inventore di Facebook decidesse di candidarsi alle prossime presidenziali? Il potere di veicolare l’informazione verso milioni di utenti, verso una unica direzione sarà stato un bene per la società? D’altra parte il giovanotto sembra avere le idee chiare.

“Le nostre migliori opportunità sono globali”, scrive, così possiamo “diffondere prosperità, libertà, pace, progresso e sconfiggere il terrorismo, il cambiamento climatico e la povertà. Per progredire l’umanità deve unirsi, non pensare in termini di città o nazioni, ma come se fosse una comunità globale”.

Gate e Zuckerberg insieme per la copertina di Wired
Gate e Zuckerberg insieme per la copertina di Wired

Si tratta di parole altisonanti che sembrerebbero proprio presagire un impegno di Zuckerberg in politica. D’altra parte sarà una coincidenza che questa “illuminazione” di buoni intenti avvenga dopo fenomeni come la Brexit e l’affermazione di Trump: entrambi fenomeni che nessuno era riuscito a prevedere? Un analogo risveglio morale è toccato ad un altro miliardario americano, Bill Gates, che proprio in queste ore è uscito con una provocazione epocale la quale potrebbe veramente costituire il primo punto di un suo futuro programma elettorale per le prossime presidenziali USA.

“Al momento se un lavoratore umano guadagna 50.000 dollari lavorando in una fabbrica, il suo reddito è tassato. Se un robot svolge lo stesso lavoro dovrebbe essere tassato allo stesso livello”.

Se questa idea potrebbe attirare qualche simpatia ecco arrivare subito la successiva che dovrebbe preoccupare un po’ di più la collettività.

“Dobbiamo costruire un arsenale di nuove armi: vaccini, droghe, diagnostica”.

Per carità la giustificazione parrebbe nobilissima: Che l’origine sia la natura o un terrorista, gli epidemiologi dicono che un patogeno potrebbe uccidere oltre 30 milioni di persone in meno di un anno. E potrebbe succedere nei prossimi 10-15 anni“. La spiegazione pare suonare peggio della soluzione. Non si riesce infatti proprio a comprendere come si possa costruire un vaccino contro un virus sconosciuto.  A meno di non averlo fabbricato in casa ed essere a conoscenza della sua esistenza. Gates sa qualche cosa che noi comuni mortali non sappiamo? E secondariamente perchè costruire nuove droghe? Nuove droghe contro un virus?

Insomma sembrano profilarsi tempi bui all’orizzonte. Se molti guardano a Donald Trump con sospetto o con odio, c’è da chiedersi dove sono quando detentori di poteri forti come Zuckerberg e Gates fanno certe affermazioni. Il rischio é che sia troppo tardi quando ci si accorgerà di essere stati silenziosi mentre si costruivano le fondamenta di una futura dittatura.

 

 

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