Già a metà luglio dall’Europarlamento invitavano a ridurre la tensioni e a fare sforzi di riconciliazione, ma il ministro della Difesa polacco Władysław Kosiniak-Kamysz sottolineava come nel suo percorso verso la UE Kiev non abbia il diritto di aggirare i principi sui quali l’Unione è fondata, quali ad esempio la verità storica e il rispetto dei vicini. Non soddisfatto dall’atteggiamento mostrato dagli ucraini, il ministro oggi è tornato sulla questione dicendo che se Kiev continua così, i negoziati per l’adesione dureranno ancora molti anni.
Anche il premier ungherese Péter Magyar non vuole che l’Ucraina diventi membro in tempi troppo rapidi. Le ultime scelte del suo governo hanno fatto preoccupare gli europeisti filo-Kiev perché non si è discostato molto dalla linea del suo predecessore Orbán. Il previsto vertice con Zelensky non si è ancora tenuto né è stata risolta la questione della minoranza magiara di Transcarpazia. Magyar ha approvato l’apertura di due capitoli negoziali del processo di adesione ucraino.
la Serbia lo Stato più importante a livello economico e demografico. Ma è proprio Belgrado a subire più di altri le reprimende e i rimandi di Bruxelles, per cause che esulano dal rispetto formale dei parametri imposti dai Trattati. Ai serbi non viene infatti perdonato l’atteggiamento bilanciato verso Mosca, che si sostanzia nel mancato allineamento alle sanzioni anti-russe.
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