“Il nemico del Popolo”, quando si confonde giornalismo e attivismo partitico – La recensione


La saggistica è un genere difficile. Soprattutto in un Paese dove il tasso di lettori è sempre in discesa e la politica appassiona solo se diventa tifo. Eppure il libro redatto dal corrispondente capo della Casa Bianca della CNN, Jim Acosta, dovrebbe essere preso in mano da qualunque cittadino voglia capire quanto sta sprofondando in basso il mainstream nel suo confondere il giornalismo, quello d’inchiesta, dove le persone rischiano la vita con l’attivismo partitico. Perché il libro di Acosta è questo: l’inno edonista, narcisista di un giornalista che sventolando la difesa della libertà di parola dalle intemerate del presidente degli Stati Uniti Donald Trump vuole nascondere i propri pregiudizi, la propria ideologia, che permea il proprio credo.

Per il giornalista della CNN l’America e il mondo occidentale sarebbero in pericolo perché Donald Trump avrebbe definito “nemici del popolo” i giornalisti che sin dal primo giorno dalle elezione del Tycoon newyorkese hanno apparecchiato un continuo attacco nei suoi confronti. Sarebbero in pericolo per le bugie o le capriole dialettiche del presidente Trump che diventa un vero nemico della Verità.

Peccato che Jim Acosta nel raccontare i tanti episodi, anche interessanti per un Paese come l’Italia, estremamente provinciale e dove la politica estera viene affrontata poco e male dai Tg e dai quotidiani per la scarsità di risorse e investimenti nei corrispondenti, si dimentichi che anche la sua è una verità con la “v” minuscola. Fortemente viziata dalle sue origini cubane, dal fatto che i suoi genitori siano dei profughi giunti in America in un’altra epoca e con ben altri diritti. Jim Acosta nel suo libro dimostra di odiare Trump, così come lo odiano tutti quei giornali che per mesi, quando era in corso la campagna elettorale, ritagliavano spazi per il candidato repubblicano solo per dileggialo, ridicolizzarlo, disegnai caricature grottesche. Qualcuno farebbe bene a riprendere in mano i sondaggi che sfornavo questi quotidiani pro Hilary Clinton. Sondaggi sulla cui validità ci sono stati grandi, grandissimi dubbi visto che altri giornali – di area repubblicana – raccontavano sì di un vantaggio Clinton ma prefiguravano già la possibilità della vittoria di Trump in quegli stati chiave che da sempre determinano la vittoria della competizione per la Casa Bianca.

Trump sarebbe l’amico dei dittatori, ma siamo certi che i precedenti presidenti non lo siano stati? Basterebbe guardare non tanto indietro nel tempo, dove alcuni dittatori sono stati creati a tavolino proprio dagli Usa come elemento di stabilizzazione geopolitica. Trump avrebbe vinto grazie alle ingerenze russe, anzi sarebbe succube degli input proveniente di Vladimir Putin, peccato che per due anni abbiamo assistito ad una inchiesta che non ha prodotto né prove né un impeachment.

Per tutte queste ragioni il libro “Il Nemico del Popolo” è assolutamente da leggere. Perché é necessario comprendere come l’informazione moderna stia vivendo una evoluzione della propaganda molto subdola, costruita sì da leader che tentano di piegare la realtà fattuale con fake news ma che vede in campo tutta una serie di attori della carta stampata che si sentono al fronte, pronti a rispondere con fake news alle fake news. Un’Era del Declino, come mi piace chiamarla, che sta imbarbarendo il dibattito pubblico, facendo perdere di vista i veri problemi dei popoli del mondo. Dove un giornalista può alzarsi durante una conferenza stampa, non per porre domande ma per esercitarsi in stucchevoli comizi.

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