Abbattere il nemico: l’unico collante del Governo Conte bis


Dall’odio non può nascere nulla di buono: certamente, neppure un governo. Ma il nuovo esecutivo italiano affonda le radici proprio dal rancore e dall’astio che sono letteralmente palpabili e sono indirizzati verso una forza politica e una persona in particolare. Lo si è percepito sin dalle prime di battute del dialogo tra Movimento Cinque Stelle e Partito Democratico.
Assoultamente memorabile, in questo senso, la dichiarazione di Matteo Renzicon cui ha spiegato il suo voto al Conte-bis: Si vota la fiducia al nuovo Governo. A chi ha dubbi ricordo l’alternativa:

“aumento IVA, Italia isolata in UE, odio verbale via social e nelle piazze/spiagge, spread, opacità russe, saluti romani. Bloccare i “pieni poteri” a Salvini era un dovere civile. Missione compiuta”.

Queste parole costituiscono la prova lampante che questo esecutivo nasce esclusivamente dalla necessità di abbattere un avversario politico: i bisogni dei cittadini italiani vengono in secondo piano. Qualcuno obietterà che il Matteo fiorentino, il più fervido fautore insieme a Beppe Grillo dell’alleanza tra cinque stelle e democratici, parla in effetti di scongiurare la crescita dell’IVA. Peccato però che sussistessero i tempi tecnici per approvare una legge che andasse a disinnescare per quest’anno l’aumento: una strada, peraltro, già percorsa dai governi Renzi e Gentiloni, senza dover rinunciare alle elezioni in ottobre.

Anche sul fronte dello spread non esistevano grandi preoccupazioni: nonostante la crisi di governo innescata dal Salvini, il parametro finanziario non aveva registrato un rimbalzo preoccupante. Sotto il governo Renzi lo spread veleggiava su livelli molto più allarmanti! Ma a sinistra dovevano fare in fretta per eliminare i due che, sondaggi alla mano, avrebbero stravinto le eventuali elezioni, cioè Lega e centro-destra. Così i sedicenti “democratici” si sono uniti ai sedicenti “anti-casta”, cioè hanno messo insieme i parlamentari che fino al giorno prima si insultavano e si deridevano apertamente e ai limiti della diffamazione.

Lo scopo è tirare a campare sperando che gli italiani inizino a voltare pagina rispetto alla Lega e alle destre. Le grida di giubilo emesse dagli esponenti dell’ibrido PD-M5S quando il consenso dei cittadini verso Salvinisembrava crollato (notizia poi in parte smentita da un altro sondaggio di pochi giorni dopo) la dicono lunga sui veri motivi dell’alleanza che è stata fatta a dispetto del volere della maggioranza degli elettori. L’odio usato come collante politico deve preoccupare chiunque abbia a cuore la democrazia. Ed è palese il filo conduttore che regge questo sentimento diffuso di odio, che la stampa e i social attribuiscono spesso proprio a coloro che sono odiati. Forse sarà un caso che Facebook abbia oscurato all’improvviso e in modo totale i profili di Casa Pound e di altri soggetti, considerati costituzionalmente legittimi dalle commissioni elettorali italiane: e non è proprio questo un modo di agire fascista e squadrista?

La prima preoccupazione di Franceschini, neo ministro alla Cultura, è stata quella di affermare: “Ricominciamo dall’antifascismo”. Parole belle e giuste, per carità, ma sembra che a sinistra da molti anni non abbiano più altri argomenti per attirare il consenso degli elettori. Perciò anche dietro questa dichiarazione si nota come il governo Conte II nasca “contro”, non nasca per unire davvero. Certi esponenti politici sono mentalmente rimasti a una guerra civile strisciante che non smette mai, ma che intanto miete vittime illustri, per esempio la verità e la coerenza.

Odio a comando e censura di comodo non hanno infettato soltanto l’Italia. Si pensi al blocco (definito poi come “errore”) imposto da Facebook all’account di Simonyan, caporedattrice di Sputnik e Russia Today, e al bannaggio all’account Twitter di Castro. Oggi, chi non è allineato rischia di essere imbavagliato, proprio come nelle grandi dittature del cui spauracchio si servono certi politici occidentali. Vi è in atto una evidente strategia euro-atlantica. Per fortuna c’è ancora in Italia chi osa denunciare la pericolosissima deriva autocratica imposta ai cittadini.

di Marco Fontana – Pubblicato dal portale Inforos.ru

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