Molestie, il crollo degli dei con le braghe calate


La caduta degli dei, la fine dell’Olimpo. È questa l’immagine che raffigura meglio ciò che sta accadendo nel mondo del cinema internazionale. Le scosse del terremoto Weinstein continuano a propagarsi in tutte le direzioni, abbattendono icone una dopo l’altra: Kevin Spacey, e poi Dustin Hoffman, Ed Westwick, James Toback, Terry Crews, Sylvester Stallone e persino Mariah Carey. L’eco degli scandali è giunta anche nella docile colonia americana denominata Italia, dove sono stati tirati in ballo i registi Tornatore e Brizzi. Non è certo la prima volta che vengono sollevate certe accuse contro personaggi dello showbiz, ma stavolta lascia sconcertati la vastità delle notizie di reato che è stata messa in circolazione, con l’intento apparente di voler andare fino in fondo. Saremmo quindi curiosi di sapere perché di altre vicende scabrose capitate in televisione o nella musica si era invece parlato poco, pur essendo ben peggiori: si pensi al britannico Jimmy Savile, baronetto e cavaliere, colonna della BBC, la cui pedofilia e i cui ricatti sessuali erano sussurrati già decenni fa, ma sono stati indagati solo dopo la sua morte. Chissà, forse era troppo altolocato per essere dato, pur da morto, in pasto alla stampa mondiale, o forse non si voleva rovinare la reputazione di una delle più “autorevoli” televisioni del pianeta.

Nel rutilante mondo del cinema vi sono sempre state zone d’ombra, questo si sapeva già. Attori e registi chiacchierati ne ricordiamo già prima di internet, e con l’avvento del web i blog minori hanno cominciato a parlarne più apertamente, ed oggi è avvenuto una sorta di risveglio collettivo che ha scoperchiato del tutto il gigantesco vaso di Pandora: in esso, tuttavia, le molestie cinematografiche sono solo una parte, perché riguardano molti settori professionali. Da un recente studio Istat emerge infatti che 9 donne italiane su 100, nel corso della vita lavorativa, sono state oggetto almeno una volta di ricatti a sfondo sessuale: si tratta cioè di oltre 1 milione e mezzo di casi in cui si passa dalla pacca sul sedere al bacio rubato fino all’esplicita richiesta di sesso per ottenere un lavoro, per mantenerlo o per avere scatti di carriera. E gli stupri, consumati o anche solo tentati, sono almeno 76mila. Cifre che si commentano da sole e negano totalmente il rispetto della dignità delle donne nella nostra società.

Una scena di “Go Go Tales” interpretata da una delle grandi accusatrici Asia Argento

Ora l’opinione pubblica si dilania tra garantisti e giacobini, tra giuristi improvvisati e anime belle che urtano qualunque buon senso. Colpisce l’omertà che ha contraddistinto gli atti di prevaricazione. Per anni nessuno ha parlato, nessuno ha denunciato. Perciò nessuno, anzi nessuna, ha protetto chi sarebbe arrivato dopo. Oggi vediamo persone eccellenti, anche impegnate nel sociale, che non avevano mai raccontato la loro tragedia, ma che ora ammettono di aver convissuto con questo modo di intendere la trattativa lavorativa. Pur avendo tutte le attenuanti del caso, non sono forse da condannare a livello morale? Perché attendere così a lungo per puntare il dito?

Il tweet sessista di Asia Argento contro Giorgia Meloni

Evidentemente, in mezzo a questa mole di accusatrici e accusatori ci può essere chi cerca un minuto dinotorietà, prendendosi magari la vendetta su un lavoro non ottenuto. Il caso emblematico é quello di Asia Argento che riesce addirittura a farci politica sopra, proprio lei che aveva fatto un commento sessista sull’aspetto di una politica italiana che aveva appena portato a termine una gravidanza… La figlia del celebre regista é un fiume in piena al quale forse sarebbe meglio contrapporre una diga visto che le sue persone offendono oltre i presunti colpevoli anche le loro famiglie. Chissà se Asia avrà letto la lettera indirizzata al Corriere della Sera da Claudia Zanella, moglie del regista Fabrizio Brizzi, che da una lezione a chi sta utilizzando la stampa senza adire alle vie giudiziarie:

Ho iniziato a fare l’attrice a 11 anni, oggi ne ho 38. In questi anni mi è capitato di sentire di tutto, racconti di molestie di produttori su attori e attrici, abusi di potere da parte di registi e casting (uomini e donne), avance ricevute poco gentili e decisamente fuori luogo. Ho anche conosciuto attori e attrici alla ricerca di notorietà a tutti i costi. Se buona parte di tutto ciò che ho sentito ed è circolato nel nostro mondo fosse vero, da essere umano profondamente rispettoso del prossimo, ne sarei profondamente disgustata. Però deve esserci una distinzione: davanti alla violenza o all’abuso dobbiamo correre dai carabinieri e denunciare; davanti ad un approccio non gradito, invece, dobbiamo rispondere con un secco ‘no’, e andarcene, come ho fatto io stessa molte volte in questi anni nell’ambiente del cinema, della televisione e della moda…

Zanella continua poi con la denuncia: “Sono barricata in casa da 5 giorni e non posso nemmeno portare mia figlia di un anno e mezzo al parco, perché sotto al nostro portone ci sono giornalisti e paparazzi a qualsiasi ora del giorno e della notte. Anche questa può essere considerata violenza sulle donne: in questo caso io e mia figlia“.

D’altra parte una denuncia sporta immediatamente dopo il fatto porta con sè delle prove: invece adesso sono in tanti a rivolgersi ai media con le loro accuse, ma pochi si presentano in Questura con l’intenzione ben salda di denunciare. Anche perché viene difficile pensare che una dichiarazione a mezzo stampa basti a mettere la parola fine sulle prevaricazioni sessuali.

Un capitolo a parte spetta alle major, affrettatesi a liquidare chiunque sia stato additato al pubblico ludibrio prima ancora di un vero processo. Questo modo di lavarsi i peccati dalla coscienza merita di essere denunciato con lo stesso vigore. Altrettando abnorme è cancellare le scene girate da un certo attore per evitare le rimostranze della gente. Sbarazzarsi in fretta di chi è caduto è tipico di un mondo a cui interessa solo la superficie delle cose e che sicuramente tornerà a grufolare negli stessi vizi. Spiace dirlo, ma questa vita dove contano le apparenze contraddistinge lo stile occidentale moderno di condurre l’esistenza. Si sbatte un mostro in prima pagina, lo si espelle dal sistema trattandolo come un lebbroso, infine lo si riabilita dopo anni, quando mancano altre notizie da vendere o eroi caduti da rispolverare.

Parallelamente si esalta chi ha fatto finta di nulla per anni e che si scandalizza per qualcosa che poteva essere reso noto molto prima e in modo più efficace. Questa sarebbe la civiltà che può permettersi di guardare dall’alto in basso quei Paesi che procedono secondo le proprie vie? È questa la patria delle libertà da esportare?

Manifestazioni di protesta

Ecco allora che in un mondo ipocrita come quello di Hollywood-Occidente è possibile che si parli per settimane di molestie ipotetiche, mentre si tace la notizia vera: in Francia un giovane di 22 anni è stato prosciolto dall’accusa di stupro nonostante abbia fatto sesso con una undicenne, perché nell’ordinamento francese non esiste una legge che determini l’età del consenso. Su questo caso non sono stati versati fiumi di inchiostro o sprecati milioni di post, mentre sugli episodi controversi che riguardano i VIP l’interesse morboso degli haters o dei moralizzatori provoca un’infinita ondata di sdegno, che porta la schiuma a galla ma lascia il marcio sotto. È questione di priorità, o forse di civiltà, se di civiltà si può ancora parlare.

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