La triste classifica dei bimbi morti redatta dall’Occidente


Da anni stiamo assistendo in Siria a due tipi di guerre, combattute dall’Occidente su campi diversi. La prima quella sui territori degli Stati sovrani del Medio Oriente; la seconda quella del triste gioco delle classifiche di bambini morti.Da anni stiamo assistendo in Siria a due tipi di guerre, combattute dall’Occidente su campi diversi.Quest’ultima è una guerra non convenzionale che spinge sull’effetto emotivo per convincere l’opinione pubblica ad avallare azioni che altrimenti verrebbero strenuamente condannate. Una guerra sporca, che usa l’immagine di bambini che soffrono e che indirettamente sta creando l’idea che vi siano piccoli morti di serie A e di serie B.

A dimostrazione di tale diverso trattamento ecco un pezzo sparato a tutta pagina dal Corriere della Sera sull’assalto finale a Mosul, in cui l’esercito iracheno sarebbe impegnato a bonificare la città dai reduci del Daesh. Nell’articolo il generale a capo dell’assedio, Abdul Ghani al-Assad, pronuncia la racappricciante promessa Non faremo prigionieri. Quello che colpisce è che non vi sia una presa di distanza da parte del quotidiano, che anzi concede ampio risalto a 3 giornalisti morti a Mosul senza condannare la mattanza di 300 cittadini (che secondo fonti sunnite sarebbero letteramente dei desaperecidos, tra cui anche giovannissimi). E vi sono ancora 100mila civili intrappolati nei quartieri dove sta avvenendo l’ultimo assalto, e molti sono bambini che rischiano di cadere sotto il fuoco amico: ma nessun VIP si scandalizza né si straccia le vesti, come avvenuto invece in altri episodi.

Altrettanto indegno è che scompaiano nel dimenticatoio notizie lanciate dalle agenzie stampa, ma che non trovano spazio sul mainstream europeo. Il 26 maggio Ansa batteva questa notizia: Siria: raid Coalizione, 100 morti, metà sono bimbi. Sale a oltre 100 morti, metà della quale sono bambini, il bilancio dei raid aerei della Coalizione anti-Isis a guida Usa. Gran parte delle vittime sono familiari di jihadisti dell’Isis. Il raid è stato compiuto nella notte nella Siria centrale al confine con l’Iraq, secondo quanto riferito dall’Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus). L’Ondus afferma che nei raid compiuti a Mayadin, nella regione orientale di Deir ez-Zor, tra i 100 uccisi 42 sono minori tra cui bambini e adolescenti con meno di 16 anni di età. Lo scorso marzo un altro raid della Coalizione internazionale a guida Usa aveva colpito un edificio nell’ovest di Mosul, occupato dall’Isis, provocando la morte di 105 civili, secondo quanto ammesso ieri dal Pentagono. In base all’inchiesta delle autorità militari americane, l’attacco era stato condotto contro cecchini dell’Isis che si nascondevano nell’edificio e la maggior parte delle vittime erano state provocate dall’esplosione di un deposito di armi dei jihadisti dello Stato islamico. Circostanze che sono invece state smentite da diversi testimoni interrogati dall’agenzia Ap. Notizia totalmente tacitata dai principali media nazionali. Ecco un esempio di come in Italia l’informazione venga orientata a piacimento, altro che propaganda del Cremlino. Poi la chiccha: nella seconda parte della notizia si evince che il Pentagono possa perfettamente autoassolversi dicendo di aver colpito un deposito di armi dei jihadisti, cosa che secondo gli opinionisti di casa nostra non può essere fatta da Assad o dalle forze russe.

Certo, la crisi dell’editoria ha portato a un depotenziamento delle redazioni, con un numero sempre minore di corrispondenti e il ricorso sempre maggiore ad agenzie esterne, senza più vedere realmente sul campo quello che accade. Però qui stiamo assistendo alla trasformazione dell’informazione pluralista in un semplice mezzo di diffusione delle veline governative, finendo anche per dirottare i lettori scoraggiati verso le fake news, quelle fake per davvero. Viene spontaneo domandarsi come gli autoproclamatisi difensori della libertà e della democrazia possano accettare che un generale a loro vicino (visto che sono americani e britannnici a presidiare il luogo dove è ospitato il suo commando) annunci Non faremo prigionieri. Per i paladini della guerra politically correct, all’indomani dell’eccidio al sarin avvenuto a Khan Shaykhun, non dovrebbe esserci differenza tra l’ammazzare col gas o il passare civili per le armi.

È terribile che a rimetterci siano anche i bambini, utilizzati mai tanto spesso come in questa guerra per propagandare le tesi di parte. Giocare col sangue degli innocenti è indegno per quella civiltà che con arroganza si definisce superiore alle altre nella difesa dei diritti umani. La storia probabilmente ridarà dignità a questi morti utilizzati e strumentalizzati, ma oggi resta traccia di un giornalismo incapace di fare inchiesta, privo della volontà di scoprire la verità o almeno di smascherare la menzogna: un giornalismo lieto di essere semplice megafono per la parte in lotta che lo remunera meglio e lo protegge dalle spiacevoli conseguenze dell’essere indipendente.

Pubblicato da Sputnik Italia

 

Annunci