Speculazioni e inganni dietro al calo del prezzo del riso. A rischio disoccupazione 10mila famiglie


Gli agricoltori sono sul piede di guerra visto che si trovano costretti a vendere 3 chili di risone (per intenderci quello appena raccolto) per pagarsi un caffè. La ragione é semplice a sentire la loro campana: sarebbero in atto speculazioni e inganni che colpiscono le risaie nazionali e danneggiano i consumatori.

Questa posizione emerge chiaramente nel Dossier “#SosRisoItaliano” realizzato da Coldiretti e divulgato in occasione della mobilitazione dei coltivatori sotto il ministero delle Politiche agricole, che ha denunciato l’aumento di 5 volte dei prezzi dalla risaia alla tavola.

I prezzi del risone italiano hanno infatti subito un crollo del 33,4%, mentre sugli scaffali dei supermercati sono rimasti pressoché invariati creando un danno per i consumatori ed una perdita per i produttori che supererebbe i 115 milioni di euro nell’ultimo anno. Il risone italiano, fa sapere la Coldiretti, viene pagato tra i 32 ed i 36 centesimi al chilo per l’Arborio e dai 33 ai 38 centesimi al chilo per il Carnaroli, mentre le varietà che arrivano dall’Asia costano circa la metà di quanto costa produrle in Italia.

L’Italia, ricorda la Coldiretti, è ancora il primo produttore europeo di riso su un territorio di 237 mila ettari coltivato da 4263 aziende, per una produzione di 1,58 miliardi di chili; ma la situazione sta precipitando e a rischio c’è il lavoro di oltre 10 mila famiglie tra dipendenti e imprenditori impegnati nell’intera filiera. Intanto senza una adeguata politica protezionistica si registra che mai come quest’anno è stato importato in Italia riso straniero: si é registrato un +346% di arrivi dal Vietnam e un +34% dalla Thailandia. Seguono India (34 milioni di chili), Pakistan (25 milioni di chili) e Cambogia (17 milioni di chili).

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