Università, la libertà della ricerca scientifica vince sull’ideologia a Torino


Il Senato Accademico dell’Università di Torino –  con il voto unanime dei docenti (32) e con i soli voti a favore della componente studentesca – ha bocciato la richiesta del Consiglio degli studenti, appoggiata da unalettera di una sessantina di docenti, di revocare l’accordo con il Technion di Haifa. Alla base della loro richiesta era la convinzione che l’Istituto isreaeliano fosse responsabile di mettere a punto tecnologie usate contro i Palestinesi.

Il Consiglio degli studenti aveva assunto la decisione di boicottare il Technion dopo l’incontro con un responsabile dell’organizzazione studentesca Progetto Palestina. Ne era conseguito un documento dove si accusava l’Ateneo israeliano di avere “legami eccezionalmente stretti” con il Ministero della Difesa israeliano e con militari, nonché di produrre le migliori armi del paese. Inoltre si affermava che lo stesso vantava una partnership con la Elbit Systems, uno dei maggiori produttori di armi private di Israele. Elbit sarebbe rea secondo gli studenti di aver prodotto i droni che Israele ha usato nei suoi crimini contro i civili in Libano nel 2006 e a Gaza nel 2008-09. Secondo gli studenti:

Uno striscione esposto presso l’Università di Torino contro Technion

Questa partnership ha svolto un ruolo di primo piano non solo nella costruzione e nella sorveglianza del muro dell’apartheid in Palestina, ma anche lungo il confine Stati Uniti-Messico, attraverso la sua controllata Kollsman.

Il Consiglio degli studenti puntava poi il dito contro il fatto che la maggioranza degli studenti di ingegneria sarebbero indotti a lavorare con aziende che si occupano “direttamente dello sviluppo di armi complesse nel processo di ricerca delle loro tesi di laurea” e che sempre Technion abbia sviluppato una funzione di controllo remoto sul bulldozer della Caterpillar ‘D9’ utilizzato dall’esercito israeliano per demolire illegalmente le case palestinesi;

Con il no del Senato Accademico di Torino finisce quindi dopo due settimane di polemiche la querelle che ha visto contrapposti l’organo di governo dell’ateneo e il Consiglio degli studenti. Il rettore Gianmaria Ajani e il vicerettore Federico Bussolino, i quali hanno sempre difeso la collaborazione in nome della libertà della ricerca scientifica e del prestigio internazionale indiscusso di cui gode l’Israel Institute of Technology di Haifa, conosciuto appunto come Technion:

“La ricerca deve rimanere libera. E in questo mondo che sta alzando muri, soltanto le Università tengono aperte le loro porte. Pur nel rispetto delle opinioni individuali, la ricerca, e in particolare quella accademica, deve restare libera da ogni tipo di condizionamento”.

All’uscita dal Rettorato, Ajani ha subito l’aggressione verbale di un gruppo di studenti che lo ha chiamato a più riprese “assassino”.

 

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