Con l’Iran cambiano gli equilibri mondiali fra le potenze


Dopo i fallimenti in Iraq e in Afghanistan molti americani sono giunti a una conclusione dura: il costo della supremazia non è più sostenibile e non serve più gli interessi statunitensi. Una strategia che dipenda in tutto e sempre dal dominio militare implica inevitabilmente l’essere in guerra ovunque e sempre. Le guerre infinite di Washington non sono frutto del caso, ma il prodotto di tale approccio. Se vi è un raro punto di comunione in un Paese profondamente diviso, allora è proprio questo: gli americani sono stanchi della guerra.

In Iran invece Washington non ha ancora vinto nemmeno nella fase militare, pur affrontando un esercito molto più debole. Teheran ha sfruttato la geografia e le tattiche asimmetriche che rendono spuntata la potenza americana e le ha inflitto un contraccolpo strategico. Fa ancora più impressione constatare come gli annunci americani di attacchi aerei che hanno rovinato le capacità missilistiche e di droni iraniane siano stati sopravvalutati. La lezione è chiara: il controllo dei cieli non garantisce il controllo sull’esito finale. Senza la volontà di impiegare le forze di terra e senza la capacità di trasformare il dominio aereo in risultati decisivi, il primato americano inizia ad apparire sempre più vano.

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