Smog, la Cina chiude le fabbriche, Torino fa pagare la ZTL


Sicuramente i livelli dell’inquinamento in Cina sono ben peggiori di quelli che si registrano in Italia. È certo però che l’approccio adottato dai governi dei due Stati per risolvere il problema è diametralmente diverso.

È notizia infatti proprio di queste ore che la Cina avrebbe imposto una riduzione drastica della produzione di acciaio e alluminio in 28 città nel Nord del Paese dopo che il Governo di Pechino ha appreso i dati allarmanti sullo smog presente nelle sue principali conurbazioni urbane. A riferirlo é Bloomberg.

Mentre a Torino si vara la “cacciata dei diesel” o si pensa a fantasiose ZTL allargate, doverosamente a pagamento, mentre nelle altre grandi città del Nord si continua con l’inutile provvedimento delle targhe alterne o dei blocchi del traffico nel weekend, la Cina agisce invece  direttamente alla radice del problema: cioè agendo su quelle imprese che costituiscono i reali produttori di smog e inquinamento nelle città insieme agli impianti di riscaldamento.

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La vita dei pedoni in una grande città cinese
I tagli previsti dal Governo del Sol Levante comprenderebbero il dimezzamento del lavoro delle acciaierie in quattro grandi città inclusa Tangshan, leader nazionale della produzione del materiale. A questi si aggiungerebbe la riduzione di circa un terzo nella produzione di alluminio, e del 30% per quanto riguarda la produzione di allumina.

L’ordine sarebbe stato emanato dal ministero della Protezione ambientale e dalla commissione per lo Sviluppo, allo scopo di ridurre l’inquinamento dell’aria dovuto agli impianti di riscaldamento a carbone usati nella stagione invernale, da novembre a marzo.

 

 

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