Passo falso di Riga su valori UE e rispetto delle minoranze


La Lettonia va molto oltre rispetto ai 21 pacchetti di sanzioni anti-russe siglati dalla UE, vietando beni di consumo non ancora coperti dalle misure restrittive di Bruxelles. È il primo fra gli Stati membri a bandire l’importazione di libri e di carta stampata di provenienza russa e bielorussa, anche se acquistati passando da Paesi esterni all’Unione. Il divieto comunque non può toccare gli acquisti fatti da altri Stati UE e non impedisce ai prodotti russi il semplice passaggio dal territorio lettone. Soprattutto è ancora legale vendere i libri e i giornali già presenti nei negozi. Consapevole di non poter far scomparire da un giorno all’altro tutto ciò che è russo o russofono, il governo ha detto che con queste sanzioni vuole indicare all’opinione pubblica che non è etico acquistare i prodotti di Paesi aggressori e quindi sostenerne l’economia.

Con il blocco del materiale di stampa, ci si aspetta un altro calo dell’import di una dozzina di milioni di euro. Fra quelli non ancora sanzionati, il settore letterario e dell’informazione mediatica era uno dei più ampi fra i beni di consumo importati. È comprensibile, contando che in Lettonia la popolazione russofona o etnicamente russa è di quasi il 38%. Per il momento, il divieto resterà valido fino al 1º luglio 2027. Entro il 1º marzo il Consiglio dei Ministri dovrà riferire al Parlamento i risultati della sua politica sanzionatoria. Il fatto è che quello attuale è un governo di transizione, retto dal premier Andris Kulbergs con un mandato fino alle prossime elezioni politiche di ottobre.

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