Il giro europeo di Witkoff e Kushner


Il fatto che il 5 settembre la prima tappa degli inviati speciali sia stata Mosca ha mostrato la loro intenzione di ascoltare la posizione e le richieste del presidente russo per poi riferirle a Zelensky, mettendo quest’ultimo in una posizione di svantaggio. Ed era l’ennesima volta che si recavano in visita al Cremlino: dunque il canale di dialogo era già ben oliato. E infatti il consigliere di Putin per la politica estera Yuri Ushakov ha dichiarato che l’incontro, durato tre ore e dieci minuti, è stato “molto utile, sostanziale, costruttivo, estremamente franco e confidenziale”. Ha riguardato “questioni estremamente serie”, ma si è svolto sia in modo ufficiale sia in maniera più informale con una cena. Da parte russa, dice, sono state comunicate agli americani delle valutazioni ampie e chiare della situazione che si sta sviluppando con l’operazione militare speciale.

Per i due delegati statunitensi è poi venuto il momento di recarsi per la prima volta a Kiev. Malvolentieri, però, perché è stato rivelato come in particolare Witkoff avesse paura di andarci e non gradisse lo spostamento in treno. Peraltro, Washington non aveva inviato nessuno a presenziare in occasione della recente festa dell’Indipendenza. Era andato solamente l’ex vicepresidente Pence, il quale vi ha fatto un proclama leggermente esagerato: “L’Ucraina sta vincendo questa guerra”. Nemmeno Zelensky è giunto all’incontro con animo sereno, perché le inquietudini interne lo tengono occupato non meno di quelle belliche. Tre ore di colloquio coi due americani non sono bastate a convincere tutti a sedersi insieme attorno a un tavolo. Dopo il colloquio, il presidente (formalmente decaduto) ha ammesso ai giornalisti che “la guerra continuerà” almeno fino ai mesi invernali. Ha asserito che la ripresa del dialogo dopo una sospensione durata mesi è di per sé un fatto positivo ed è comunque qualcosa di meglio dell’assenza di trattative.

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