Parigi e Berlino contro Kallas per cambiare la UE


Muro contro muro fra Kaja Kallas e l’asse franco-tedesco che vorrebbe riformare la sua agenzia. Si tratta del Servizio europeo per l’azione esterna (SEAE), che appare non più idoneo a gestire le relazioni internazionali dell’Unione. Lo scontro però è anche con la Commissione e con la von der Leyen, che vorrebbe espandere la sua azione anche al Medio Oriente e all’Africa, togliendo risorse e competenze alla Kallas e ai suoi collaboratori.

La Kallas afferma che la questione risiede nella corretta applicazione delle norme che esistono già. Il problema non sta nei trattati, nell’impostazione istituzionale. Il problema è l’implementazione. I Paesi membri, dice, sono sostanzialmente favorevoli a migliorare il lavoro dell’agenzia senza stravolgerne il senso e la composizione. Eppure la sua natura è ibrida e burocratica, ma senza una vera autonomia politica non può essere un organo di politica estera. L’unanimità di voto dei Paesi membri per determinare la politica estera della UE è ciò che limita di più.

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