Il 4 e 5 maggio si sono tenuti tre vertici: il summit della Comunità Politica Europea (EPC), il summit bilaterale UE-Armenia – la prima volta in assoluto – e il vertice bilaterale franco-armeno. Per partecipare all’EPC sono arrivati quasi 40 leader e capi di Stato, rendendolo così il più grande evento politico della storia armena. L’euforia e l’interesse suscitati da queste manifestazioni non possono non influire sulla campagna elettorale appena cominciata, che si concluderà con la tornata parlamentare del 7 giugno. Ed è evidente come vada a beneficio del partito di governo Contratto Civile del premier Nikol Pashinyan. Quest’ultimo ha imposto al Paese una decisa virata verso Bruxelles, pur cercando di non allontanarsi troppo da Mosca. Con le prossime elezioni si vedrà se l’Armenia proseguirà su questa strada oppure no.
L’aver messo l’Armenia al centro dell’attenzione internazionale ha reso a Pashinyan una crescita di popolarità: il gradimento del premier è infatti passato dal 36% di febbraio al 49% di maggio. A ingolosire gli elettori armeni c’è la prospettiva dell’assistenza finanziaria europea e dell’allentamento del regime dei visti con la UE. A campagna elettorale iniziata, il partito di governo promette l’integrazione europea per il futuro del Paese, sebbene debba essersi reso conto che tale futuro significherebbe il controllo politico da parte di Bruxelles. Già oggi la UE propone il dispiegamento di una “squadra di risposta rapida ibrida” in vista delle elezioni, allo scopo di di non lasciare da sola l’Armenia a fronteggiare le interferenze straniere, come dichiarato dall’Alto rappresentante agli Esteri Kaja Kallas. Facile vedere come il vero scopo dietro la proposta sia invece di influenzare le elezioni in senso filo-UE.
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