La grande vergogna dell’espulsione dei diplomatici russi


Provo una vergogna profonda nell’assistere alle pagine di storia che l’Occidente sta scrivendo in queste ore. Vedo sgretolarsi gli ultimi resti di quello che l’Europa ha sempre rappresentato in termini di ideali, valori e convinzioni.

Dopo aver constatato che numerosi Stati dell’Unione hanno cacciato i diplomatici russi proprio il 26 marzo, di quello che il Vecchio e anche il nuovo Continente ha rappresentato per la mia generazione rimangono soltanto macerie fumanti. Senza entrare nel merito della scelta, altamente discutibile sul piano politico, si può affermare che l’espulsione dei diplomatici sia qualcosa di inaccettabile per quattro ragioni.

Anzitutto, come accennato, è la data, proprio il giorno in cui la Russia piange le decine di vittime dell’incendio di Kemerovo in Siberia: persino nelle guerre medievali si lasciava il tempo di raccogliere i feriti, mentre ora i nostri politici si riempiono la bocca con la Carta dei diritti dell’Uomo e contemporaneamente non rispettano nemmeno l’umana pietà.

In secondo luogo, le espulsioni — e non può essere un caso — avvengono quando l’Unione permette che l’indipendentista catalano Carles Puigdemont venga arrestato per evidenti ragioni politiche, dopo che alla sua auto è stato applicato un dispositivo-spia. Un episodio degno di un regime totalitario! I catalani si erano espressi a favore del partito indipendentista, e questo nonostante le indebite pressioni della stampa spagnola e internazionale, ma nel 2018 chi non rispetta i desiderata dell’eurocrazia diventa un un nemico da abbattere usando il linciaggio mediatico alla Goebbels, e se non basta si sguinzaglia la Polizia politica. Alla faccia della parola “libertà”, che ancora osano pronunciare a Washington, Strasburgo e Bruxelles.

In terzo luogo, è stato scelto il 26 marzo proprio nel corso dello scandalo Facebook — Cambridge Analytica: chissà, magari così si eviterà per un po’ al pubblico di chiedersi se la vittoria di Obama, che come noto a qualsiasi giornalista fu anche e soprattutto conseguenza dell’utilizzo virale dei social, sia stata agevolata dall’acquisto dei dati privati di milioni di elettori americani.

Infine, il fermo dell’ex presidente Sarkozy e le manifestazioni contro l’operato di Macron, due eventi a dir poco clamorosi che sono stati messi sotto traccia dalla stampa più “autorevole”, magari per evitare il discredito a quei Paesi aventi pesantissime responsabilità nei disastri delle primavere arabe.

Ecco quindi che la scelta del 26 marzo per l’espulsione dei diplomatici russi provoca in me disgusto, rabbia e vergona. Non è stata ancora portata una prova degna di questo nome da parte del Regno Unito per convincerci che siano stati i russi ad avvelenare Skripal. Nemmeno una. Qualora poi venga finalmente mostrata, quale credibilità le darebbero i cittadini memori del dossier sulle armi di distruzione di massa, creato ad arte per giustificare l’invasione dell’Iraq? Già, ma per quell’inconveniente sono bastate le scuse di Tony Blair, no? Quindi ora i britannici ricominciano a mentire e a fomentare l’odio contro il cattivo di turno. Ma la stessa storia si potrebbe raccontare anche su Safrin: non mi pare che alcuna Ong abbia avuto lo spazio per pubblicare così tante foto di bambini uccisi o feriti nelle zone irachene dove caddero le bombe NATO, come invece oggi avviene in Siria con i presunti ribelli moderati.

Da giornalista sto ancora aspettando che le Nazioni Unite ci dicano come mai alla Turchia siano stati elargiti milioni di euro per gestire il problema degli immigrati, mentre a quest’ultima si permette di ignorare le prove filmate sul figlio di Erdoğan che acquistava petrolio dall’Isis. Con quei milioni qualcuno avrà prodotto o comprato armi, magari anche chimiche, quelle stesse che vengono utilizzate al confine con la Siria, dove operano per pura coincidenza milizie “indipendenti” finanziate da alcuni Stati occidentali. Sarà poi un caso che gli americani abbiano di recente occupato proprio un’area siriana dove si trovano giacimenti petroliferi?

È ora di finirla con la propaganda, perché sta crescendo la rabbia sociale e il disgusto accumulato spazzerà via chi ha soffiato sul fuoco. Qualcuno non si è accorto che cacciando i diplomatici russi, ha immolato un’altra fetta del nostro futuro sull’altare dell’ipocrisia e dell’interesse personale. Da figlio del secolo scorso, osservo con disperazione le certezze crollare e le cose cambiare in peggio: dei valori di quell’Occidente in cui sono cresciuto non restano altro che macerie e miseria umana.

Pubblicato su Sputnik Italia, scritto da Marco Fontana

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