La democratica lotteria fa perdere a Milano l’Agenzia del farmaco


Ecco la nuova frontiera della democrazia europea.

L’assegnazione dei traslochi di Agenzie internazionali nel Vecchio Continente avviene per estrazione, invece che per una scelta ponderata e misurata sugli equilibri tra Stati, sulla predisposizione del territorio ad accogliere questa o quella determinata istituzione, sul know how e sulla capacità industriale espressa dalla città ospitante. Cambia una sola lettera tra Ema ed Eba, ma per entrambe le Agenzie (la prima quella del Farmaco, la seconda quella del sistema bancario) la nuova sede che dovrà ospitarle dopo Londra la si è giocata ai bussolotti. Un vero e proprio colpo di genio per l’Istituzione europea, che già alimenta normalmente un forte scetticismo tra i cittadini e che ora fornisce gratuitamente un nuovo argomento per rafforzare ancora di più l’atteggiamento ostile degli europei.

E chi sicuramente ne esce con le ossa rotte è l’Italia, che non riesce a incidere a livello internazionale nemmeno grazie a un colpo di fortuna. Non è stata una sconfitta politica in senso stretto, ma il mancato ingresso ai Campionati mondiali di calcio di Russia 2018 ha significato una botta di 150 milioni di euro in meno; oggi è arrivata la seconda batosta, la sconfitta alla monetina (sempre per restare nella metafora pallonara) ovvero alla “lotteria” europea, per la quale, ahimé, il conto è ben più salato: si parla infatti di 1,5 miliardi di euro. Se la mancata qualificazione ai Mondiali è stato definita come un’apocalisse, allora cosa diranno di questo insuccesso?

L’industria farmaceutica italiana è la seconda in Europa per produzione, rappresentando il 19% del mercato con i suoi 30 miliardi generati. Nel campo delle aziende conto terzi, è saldamente al primo posto per fatturato (1,7 miliardi contro l’1,5 della Germania e l’1,4 della Francia). Proprio quest’anno aveva registrato un vero e proprio record, cioè un rialzo del 40%. Anche sul fronte degli investimenti per la ricerca, si piazza tra le migliori del continente. Purtroppo questi dati non sono bastati agli euroburocrati per convincersi a concedere a Milano l’Agenzia del Farmaco. Bruxelles ha preferito lasciare l’importante decisione alla Dea bendata. È una beffa perdere così per una nazione come la nostra, che non ama molto i calci di rigore, ma che va matta per il gioco d’azzardo, tanto da risultare il sesto Paese al mondo per denaro pro capite “investito” in scommesse.

Vedersi sfuggire così un’assegnazione di questa portata non può che costringere a riflettere seriamente sul ruolo italiano nella UE e sulla governance europea. La scelta tramite estrazione a sorte è il simbolo di un’Istituzione che ormai non è più in grado di creare una sintesi al proprio interno, ad esempio premiando chi meglio potrebbe fungere da ambasciatore dell’Unione in determinati ambiti.

Per carità, il sistema di estrarre a sorte fu adottato anche in Grecia per eleggere i propri rappresentanti, e qualcuno sosterrà che è addirittura più democratico, più equo nella sua totale neutralità. L’unica certezza che ne deriva è la dimostrazione del lento e inesorabile declino della democrazia occidentale, incapace di trovare l’amalgama tra le varie anime che la compongono. Serviva proprio ad Amsterdam, la quale non ha una storia farmaceutica alle spalle, l’assegnazione di un’Istituzione che deve dare risposta alla richiesta di salute di oltre 500 milioni di persone? Pare proprio di no, soprattutto in questo momento di caos a livello comunitario, orfano di un governo tedesco autorevole e con numerosi Stati membri in cui prendono forza movimenti politici alternativi al sistema attuale — o populisti, come piace definirli ad bepensanti illuminati.

E saranno pure populisti questi partiti, ma qualche ragione ce l’hanno anche gli elettori che concedono loro fiducia, dopo aver visto che le scelte fondamentali per il proprio Paese vengono fatte in mala fede o, peggio ancora, a caso con due palline dentro un’urna. Viene dunque spontaneo domandarsi che senso abbia ancora andare a votare i partiti europeisti se i rappresentanti che dovrebbero decidere si affidano al sorteggio. E al tempo stesso le anime belle accolgono con orrore e incredulità il dato delle elezioni a Ostia, dalle quali è uscita una vincitrice legittimata da meno del 40% degli elettori, e che al tempo stesso hanno premiato le forze nazionaliste o euroscettiche. Dopo la sconfitta di Milano e Francoforte non ci si potrà più lamentare di nulla, anzi. Ad ogni cittadino che si recherà alle urne bisognerà fare un monumento per la tenacia.

La verità è che alla classe dirigente europea piace giocare alla roulette con gli interessi dei propri cittadini, nella supponenza di essere intoccabile e nella convizione che l’uomo comune non si ribellerà mai contro chi siede al potere. In realtà, una potente rabbia sociale serpeggia tra la gente ed è pronta a scoppiare in qualunque occasione: ogni provocazione da parte del governo europeo è la miccia per la futura deflagrazione.

Pubblicato da Sputnik Italia

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