Italia, tante imprenditrici ma poche lavoratrici


Sicuramente le donne italiane risultano tra le più intraprendenti d’Europa, visto il numero di imprenditrici che può vantare ma il nostro Paese è agli ultimi posti
nell’Ue a 28 per l’occupazione delle donne con figli e tra i peggiori per la legislazione volta a conciliare il lavoro e la famiglia.
A testimoniarlo l’Osservatorio sull’imprenditoria femminile realizzato
da Confartigianato e presentato alla Convention di Donne Impresa Confartigianato.  L’Italia conterebbe infatti 1.661.000 donne che svolgono attività indipendenti (prima cioé del Regno Unito che si
ferma a quota 1.641.300 e della Germania che ne registra 1.469.000).

A trainare il lavoro indipendente femminile sono le 181.482 titolari di imprese artigiane il cui numero è aumentato del 2,5% negli ultimi 10 anni. Ma, mentre il tasso di occupazione delle donne senza figli è pari al 56,9%, scende al 53,2% per le donne con figli. Percentuali che fanno dell’Italia il fanalino di coda in Europa dove il tasso medio di occupazione delle madri lavoratrici è il 71,3% e in Svezia arriva all’87,4%.

D’altra parte la spesa pubblica è fortemente sbilanciata sul fronte delle pensioni e della spesa sanitaria per anziani: si parla di 270,3 miliardi di euro laddove per le famiglie e i giovani la spesa pubblica italiana si ferma a 25,2 miliardi, pari al 3% della spesa totale della PA (rispetto al 3,7% della
media Ue) e all’1,5% del Pil (rispetto all’1,7% della media Ue). Percentuali che collocano l’Italia rispettivamente al 18° posto e al 15° posto tra i 28 Paesi europei.

Confartigianato ha analizzato anche costo e qualità dei servizi per la famiglia messi in campo dagli Enti locali. Soltanto il 57,3% dei Comuni italiani offre servizi di asili nido e servizi integrativi per l’infanzia e l’accesso a queste strutture è molto basso: a livello nazionale soltanto il 12,9 dei bambini con meno di 3 anni ha usufruito di tali servizi. E il loro costo, pari in media a 1.649 euro annui per famiglia – nelle 9 principali città di Roma, Milano, Napoli,
Torino, Palermo, Genova, Bologna, Firenze e Bari – è quello che
incide di più (35,6%) sulla spesa complessiva delle famiglie per
tributi e servizi locali.

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