Legittima difesa e false promesse: ma i nodi verranno al pettine


Molto più dell’esito delle elezioni regionali in Sicilia, a preoccupare il Governo uscente dovrebbero essere le disgrazie che funestano la vita quotidiana degli italiani, che stanno diventando sempre meno disposti ad accettare supinamente le scelte di un’élite scellerata e autoreferenziale.

Citiamo, anzitutto, la pesantissima richiesta di condanna formulata dai magistrati nei confronti del cittadino Walter Onichini. Walter è un macellaio di Legnaro, piccola cittadina in provincia di Padova: nell’estate del 2013 ebbe l’ardire di difendere la propria famiglia, nonché la propria abitazione, aprendo il fuoco sui ladri che cercavano di entrarvi. Una condotta veramente disdicevole, tenuta nei confronti di brava gente che stava solo tentando un’effrazione per introdursi in casa d’altri: tutto qui, non era mica il caso di sparare. Qualcuno avrà già interpretato la faccenda in questo modo, ma la maggior parte degli italiani no. Ecco quindi che in quello strano Paese che è l’Italia potrebbe arrivare per i padri di famiglia una lezione su come comportarsi in futuro in caso di aggressioni o violazioni di domicilio, un velenoso regalo di Natale anticipato: con la sentenza del 18 dicembre Onichini potrebbe non solo finire in carcere, ma persino pagare il salatissimo risarcimento chiesto dalla famiglia del ladro ferito, il quale peraltro è ancora latitante, la cifra record di oltre 360mila euro.

Ora, tralasciando per un attimo l’angosciante situazione che sta vivendo il macellaio padovano (tanto il malessere dei cittadini italiani non interessa a dei governanti cooptati), c’è da domandarsi che fine abbia fatto quella riforma della legittima difesa che gli esponenti di governicchio Gentiloni avevano nel maggio di quest’anno strombazzato ai quattro venti. Incalzati dagli strascichi della sentenza contro Ermes Mattielli e da altre vicende analoghe dove aveva prevalso la formula “Summum ius — summa iniuria”, i nostri illuminati governanti avevano promesso la soluzione legislativa di tutte le storture giudiziarie vissute in questi anni. Ma ancora non si è visto niente, e intanto il mandato sta per scadere.

È opportuno ricordare che la vicenda Onichini resta comunque un caso limite. Esistono infatti delle zone d’ombra sulla dinamica dei fatti avvenuti quel giorno e le versioni in campo sono discordanti. Da un lato il macellaio padovano afferma di aver sparato e poi di aver caricato in auto uno dei due malviventi, quello ferito, per portarlo in ospedale, ma non avrebbe mai raggiunto il nosocomio perché minacciato dallo stesso ladro, e lo avrebbe quindi scaricato in un fosso. Dall’altro lato il pm sostiene nella sua tesi accusatoria che Onichini avrebbe tentato di occultare il corpo per evitare il giudizio. Quel che è certo è che se fosse stata già redatta una nuova norma sulla legittima difesa, che metta sullo stesso piano il diritto alla vita e alla proprietà privata, non ci troveremmo di fronte a una richiesta di condanna di cinque anni e di risarcimento monetario abnorme.

Si tratta di una richiesta del tutto sproporzionata rispetto al recente il caso di una giovane ventetreenne torinese che ferma in coda con la sua auto, a causa di un incidente, ha poi perso la vita per il sopraggiungere a tutta velocità — su un rettilineo e quindi perfettamente visibile — di un’altra auto. Quel processo si è concluso con il patteggiamento a un anno e sei mesi.

Qualcosa non funziona nella Giustizia italiana: è evidente a tutti. Se una persona che ferisce un ladro per difendere la sua proprietà e la sua famiglia e rischia oltre cinque anni di carcere, mentre invece un pirata della strada che stronca la vita di una giovane può serenamente patteggiare una pena che non intacca neppure la condizionale, allora è giunto il momento di mettere mano alla legislazione e al sistema giudiziario sia livello politico e non soltanto tecnico.

Eppure vi è una larga fetta di elettori che cullano l’idea paradossole secondo cui questo Governo di saggi illuminati abbia risolto la questione della legittima difesa. Andrebbero cancellate le false aspettative in quei cittadini che immaginano di poter difendere il proprio negozio, la propria abitazione e i propri cari, ma che continuano a rischiare una dura condanna per fatti che in molti altri Paesi non sussisterebbero nemmeno. Ed ecco che i nodi verranno al pettine, per un Governo che ha compiuto molte opere di raffinato maquillage senza affrontare i problemi nella sostanza: si pensi alla clausola di salvaguardia che prevede l’aumento dell’IVA, rimandata anche per quest’anno e non ancora cancellata. Un rimandare sempre ai posteri i debiti presenti: ai vincitori (se ci saranno) delle prossime elezioni spetterà l’ingrato compito di rimuovere tutte quelle spade di Damocle che tormentano la nostra Penisola da decenni.

Pubblicato da Sputnik Italia

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