Libri, “Pillole”: storia della propaganda farmaceutica


Il filosofo Baltasar Graciàn diceva: il medico saggio deve essere esperto tanto per prescrivere un rimedio quanto per non prescrivere nulla.

Tali parole non sono mai state tanto attuali quanto in questo momento storico. Sia i medici che i potenziali pazienti (cioè tutti) sono bombardati dalla pubblicità delle case farmaceutiche, in un mondo dove è difficile distinguere la vera natura delle informazioni. Si pensi al caso dell’antidolorifico Vioxx, del quale sono stati occultati per anni i gravi effetti collaterali quali infarto e ictus: questo è solo uno dei tanti esempi citati dal libro “Pillole” della giornalista di Repubblica Sara Strippoli e del medico di famiglia e presidente dell’Ordine dei Medici di Torino Guido Giustetto (Add Editore). Un phamplet che racconta le trappole disseminate nei prezzi da incubo delle cure essenziali e nei nuovi metodi per veicolare i farmaci, dalla carta punti fedeltà ai regali per i medici. Sputnik Italia ha approfondito l’argomento con l’autrice.

Sara Strippoli – giornalista

—  Sara, come è nato “Pillole”?

 Volevamo raccontare il mondo complesso delle multinazionali farmaceutiche partendo da storie non soltanto italiane, accompagnando i lettori in un viaggio tra gli studi internazionali e le pubblicazioni uscite sui quotidiani. Ad esempio, il caso dell’affissione da parte della casa farmaceutica Pfizer di un manifesto gigante alla fermata della metropolitana di Westminster di Londra, prima volta in cui un’azienda tenta di giustificare in modo evidente i prezzi esorbitanti dei suoi farmaci attraverso un mezzo pubblicitario; oppure il resoconto della campagna fittizia organizzata dagli studenti olandesi per sensibilizzare su questi temi mettendo in rete la falsa pubblicità su un rimedio alla flatulenza; o ancora la denuncia dei primi pentiti di Big Pharma, che erano stati assoldati con lauti guardagni per vendere informazioni non necessariamente false, ma tarate sulle esigenze economiche delle case farmaceutiche e non su quelle dei pazienti.

—  Dunque è un libro ricco di dettagli.

—  Sì, vi sono una blibliografia molto vasta e una serie di dati precisi, che da soli, tuttavia, non avrebbero portato a una facile lettura: ecco perché abbiamo puntato sul racconto di alcuni episodi che sono passati alla storia, una modalità narrativa che permette anche a un pubblico generalista di avvicinarsi a un argomento scabroso e poco trattato in Italia. Da anni mi occupo di scrivere della sanità piemontese: l’approccio utilizzato nel libro è lo stesso che uso quotidinamente sul giornale, cioé non ultraspecialistico ma capace di attrarre l’attenzione dei cittadini normali verso un nuovo argomento.

—  I medici leggeranno il vostro lavoro?

—  Forse saranno infastiditi, perché il libro evidenza come le loro prescrizioni possano essere influenzate loro malgrado dalle tecniche sempre più invasive adottate dalle ditte farmaceutiche. Personalmente, parto dal presupposto che la maggioranza dei medici svolga il proprio lavoro con coscienza; tuttavia, dobbiamo esporre con serietà anche l’altra faccia della medaglia. È evidente che i dottori sono spesso vittime di un flusso inarrestato di informazioni che sconfina nella promozione dei prodotti. Spero che anche i medici leggano il libro, per comprendere i rischi che corrono.

—  Vi siete anche soffermati lungamente sul costo dei farmaci.

 Certamente è un argomento centrale nella sanità, perché il pubblico fatica a sostenerne le spese. Si pensi alle cure contro l’Epatite C o ai farmaci chemioterapici. Nel prossimo futuro la politica rischia di dover fare scelte dolorose: decidere ad esempio se curare le persone affette da Alzheimer oppure quelle ammalate di tumore. Bisogna capire se i prezzi dei farmaci siano congrui oppure no. Proprio attraverso queste analisi si è arrivati a proporre delle soluzioni, come produrre i generici in caso di emergenza nazionale.

—  E come possono difendersi i cittadini, i medici e i giornalisti?

 Proprio i giornalisti hanno un ruolo fondamentale in questa materia, perché devono sempre osservare in quali contesti si parla di farmaci e attraverso quali canali vengono veicolate le notizie, in modo da determinare il confine tra informazione e messaggio pubblicitario. Nel libro trattiamo il tema dei finanziamenti concessi dalle ditte farmaceutiche alle associazioni di pazienti: è facile capire come realtà nate per difendere i diritti del paziente possano essere contattate e “indirizzate” da enti privati: si può orientare l’opinione verso un farmaco ad esempio rendendo più o meno credibile una protesta per l’esito di una gara pubblica o nel momento della definizione del prezzo del medicinale. E se per il giornalista è complicato distriscarsi in questa mole di dati e di situazioni ibride, per il cittadino è quasi impossibile capire dove stia la verità. Esistono però dei siti indipendenti in ogni Paese, per aiutare le persone a capire meglio: qui in Italia ad esempio c’è www.nograzie.eu.

—  Il libro si conclude con la proposta di quattro mosse contro le ingerenze di Big Pharma.

—  Esatto. E’ una scelta che abbiamo assunto con il dottor Guido Giustetto, perché crediamo sia importante dare dei suggerimenti concreti alla sanità italiana per dare maggiore trasparenza al trattamento dei dati farmaceutici.

—  Come possono difendersi i cittadini dalle pubblicità ingannevoli e al tempo stesso curarsi in modo appropriato? 

—  Occorre un sano scetticismo! Non dobbiamo diventare pazienti che pensano esista un farmaco per curare qualunque malessere.

Pubblicato da Sputnik Italia

 

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