Italia, un migrante può violentare perché non conosce la legge


La data in cui l’Italia è divenuta ufficialmente il regno della follia è il 13 settembre 2017, durante un convegno su “sicurezza e legalità”.

Al tavolo dei relatori sedeva l’avvocatessa Carmen Di Genio, membro del Comitato Pari Opportunità della Corte d’Appello di Salerno. Il suo intervento è iniziato con dichiarazioni generiche sullo Stato di diritto, magari non brillanti come quelle di un principe del Foro, ma tutto sommato condivisibili. A un certo punto il suo discorso ha oltrepassato però qualunque soglia di umano buon senso. Parole testuali: Non possiamo pretendere che un africano sappia che in Italia sulla spiaggia non si può violentare una persona, perché lui probabilmente non lo sa nemmeno! Non lo sa proprio! E allora noi, questa extracomunitari li dobbiamo educare alle nostre regole! Dobbiamo educare… dobbiamo applicare questo principio di legalità, che è l’unica cosa che ci può aiutare a combattere anche il terrorismo.Tina Lagostena Bassi si starà rivoltando nella tomba.

Non si tratta di una frase estrapolata per polemizzare, ma è il passaggio di un ragionamento ben preciso. E il teorema, badate bene, viene da un’avvocatessa, cioè una donna di Legge, che per questo motivo dovrebbe essere sensibile due volte ai crimini sessuali. Sorvoliamo sul suo eloquio arruffato, sorvoliamo pure sull’atteggiamento da oracolo di boldriniana supponenza. Sono dettagli rispetto al crimine dell’avvocatessa Di Genio: lo stupro del codice penale! Il massacro dell’articolo 5, il cui testo è noto nella forma “La legge non ammette ignoranza”.

A tale norma si pone di solito l’eccezione della cosiddetta “ignoranza inevitabile”, ma la Di Genio riesce persino a negare quel diritto naturale che è l’inviolabilità del corpo, conosciuto da chiunque nel mondo. Costei crede che per gli africani sia normale brutalizzare qualcuno in spiaggia, quando se ne ha voglia.

Al convengo era presente il Questore: forse l’avvocatessa voleva suggerirgli di attivare un corso — a spese dei contribuenti, ovvio — che insegni ai migranti che oltre a stuprare è anche vietato uccidere, rapire e torturare? E dal momento che ha fatto riferimento agli stupri in spiaggia, allora ricordiamo che le bestie che hanno rovinato la vita a una ragazza polacca sono nati e cresciuti in Italia. Quindi, avvocatessa, per loro non vale la scusante dell’arrivo dall’Africa selvaggia? Per inciso, ci fa letteralmente rabbrividire l’atteggiamento del relatore seduto a sinistra dell’avvocatessa, il quale annuisce convintamente alle mostruosità pronunciate. Nulla diciamo invece della signora distratta seduta a destra, che sembra aver perso il filo del discorso molto prima, tediata dall’eloquio soporifero della Di Genio.

Non ne possiamo più del buonismo di maniera che cerca giustificazioni di qualunque tipo per certe categorie di individui. Persino il governo aveva cercato delle attenuanti agli stupratori di Rimini, stilando una classifica dalla quale si evinceva che era maggiore il numero di violenze commesse da italiani rispetto a quelle perpetrate da migranti: peccato omettesse quel piccolo dettaglio che è la proporzione dei due gruppi considerati… La sensazione, anzi la certezza, è che una certa parte politica debba trovare a ogni costo la giustificazione ai clamorosi fallimenti della sua linea di azione, mentre l’altra tace in un angolo, timidamente sulla difensiva per paura di sembrare razzista, dopo anni di lavaggio del cervello e di accuse di fascismo verso qualunque opinione fuori dal coro.

La posizione dell’avvocatessa salernitana è doppiamente assurda, perché non riesce nemmeno a difendere quei migranti che tenta di assolvere. Da un lato li dipinge come bruti che non sanno cosa sia la convivenza civile, dall’altro denigra coloro nei cui Paesi d’origine si applica la sharia, la quale non solo non ammette la violenza all’interno dello ius matrimoniale, ma può comminare persino la pena di morte, come in Arabia Saudita. Invece in Marocco, terra di origine del padre dei violentatori di Rimini, lo stupro è punito con la reclusione fino a 5 anni, mentre in Nigeria (da cui proviene l’altro mostro) è prevista l’impiccagione.

È sconvolgente l’assenza della tanto sbandierata solidarietà femminile. Dove sta la sensibilità di questa signora rispetto alle atroci sofferenze delle vittime di stupro? Sarebbe capace l’avvocatessa di ripetere il suo ragionamento così moderno e così tollerante di fronte alle donne violentate o di fronte ai padri o ai mariti di queste? Ormai camminiamo in mezzo ai ruderi della civiltà occidentale. Oggi l’Europa è infettata dalla subdola ideologia del pensiero unico e del politically correct, che per compiacere alcune minoranze distrugge le regole basilari della società e incita ad annichilirsi di consumismo e di luoghi comuni. Così, cari signori, non arrabbiatevi troppo se vostra figlia viene stuprata da un migrante: l’ignaro violentatore non sapeva di compiere un atto criminale!

Pubblicato da Sputnik Italia

 

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