Auto, futuro dietro all’angolo dopo la cessione di Mobileye a Intel?


In Israele la fantascienza sembra ormai dietro l’angolo. Ad accendere la fantasia degli israeliani è stata la vendita della società locale ‘Mobileye’ – specializzata in sofisticate apparecchiature da installare sulle automobili per prevenire incidenti stradali – alla Intel: un affare da 15 miliardi di dollari, che è entrato di prepotenza nella storia dello Stato ebraico perché da un punto di vista puramente economico è ritenuto senza precedenti nel suo genere.

Ma dietro la transazione c’è già chi intravede l’introduzione massiccia sul mercato di veicoli autonomi: uno sviluppo che potenzialmente rivoluzionerà la vita nelle metropoli, con riflessi sociali di vasta portata. Un processo – si afferma – che potrebbe iniziare già negli anni Venti di questo secolo.

Il concetto di ‘Mobileye’ si basa su una telecamera applicata all’automobile che avverte di pericoli imminenti e che aiuta il conducente ad evitare incidenti. Col tempo le telecamere sono cresciute: ormai sono decine, che riprendono la zona che circonda il veicolo da ogni angolo possibile e che inoltrano le informazioni ad un cervello. Ormai anche la madre al volante, distratta dai bambini seduti nel sedile posteriore, può cominciare a rilassarsi: le apparecchiature di bordo vegliano su di lei. In questa fase si sta puntando verso veicoli semi-autonomi, che integrano la guida umana con quella diretta dal cervello di bordo. ha spiegato alla radio militare Shay Agassi, un ingegnere israeliano che a suo tempo cercò di produrre in massa automobili elettriche e che non è collegato a ‘Mobileye’:

“Ma il grande balzo in avanti di questi apparecchi è che imparano in continuazione”.

Ossia sono capaci di analizzare situazioni in cui si sono trovati altri veicoli, e di trarne le conclusioni. Sono sempre più bravi, e presto saranno meglio del guidatore medio. In futuro potranno comunicare con tutti i loro simili su strada: milioni di aggiornamenti, in tempo reale. Da sempre proiettato in scenari futuristici, Agassi era di casa nella residenza di un altro noto sognatore, l’ex presidente di Israele Shimon Peres. Entrambi rimasero molto delusi dal fallimento di ‘Better Place‘, l’auto elettrica di Agassi. Ma restarono anche persuasi che la marcia verso il futuro non si può arrestare. La prossima tappa, secondo Agassi, è quella delle società di assicurazione. Una volta che esse approvino gli algoritmi usati da ‘Mobileye’, ossia accettino di assicurare le automobili autonome, si entrerà – come direbbe Aldous Huxley – in un ‘Brave New World’. Le automobili oggi sulle strade diventeranno obsolete: saranno guidate magari nei weekend, in strade di campagna, per puro divertimento. “Ma il concetto stesso di automobile privata è destinato a scomparire”, secondo Agassi. L’automobile diventerà un bene utilizzabile come la corrente elettrica o l’acqua dei rubinetti: utilizzabile soltanto quando serve, magari schiacciando un bottone. Poi se ne andrà al servizio di altri fruitori, alla stregua dei taxi delle metropoli.

Le città del futuro – secondo Agassi – non avranno più le strade intasate da automobili parcheggiate lungo i marciapiedi, perché non saranno più necessarie. I municipi gestiranno le automobili autonome, probabilmente elettriche: allora ci sarà meno inquinamento, e meno necessità di petrolio a livello mondiale. E gli incidenti stradali – causati in grande maggioranza da errori umani – diventeranno un ricordo del passato. La rivoluzione sta iniziando: ed Israele, almeno a giudicare dai titoli trionfali delle prime pagine dei giornali, si sente in prima linea, malgrado non produca alcun tipo di automobile.

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