Flat Tax per i ricchi stranieri, aumento delle accise per tutti gli altri. La politica dei due forni del Governo italiano


La proposta lanciata da Matteo Renzi al Lingotto di Torino di introdurre una flat tax per attirare i ricconi di tutto il mondo, in particolare quelli delusi dalla Brexit (ne esistono?), continua a far discutere.

Il viceministro dell’Economia Luigi Casero

Il viceministro dell’Economia, Luigi Casero,  oggi ai giornalisti che lo martellavano sulla flat tax a margine dell’incontro ‘Milano, capitale europea della finanza‘ ha precisato:

“Il governo spera che si possano ottenere risultati positivi, in stretto rapporto con le regioni  e i Comuni”.

L’esponente del governo Gentiloni ha poi indicato come il progetto di ‘Flat tax‘ per i grandi ricchi e i manager stranieri può valere comunque solo sui redditi generati all’estero, mentre su quelli creati in Italia le regole sono quelle fisco italiano uguali per tutti. Sulla possibilità di varare poi una legge per Milano o altre aree di defiscalizzazione per attrarre le istituzioni in uscita dal Regno Unito per la Brexit, Casero ha aggiunto:

“Non credo che la normativa europea lo possa permettere”.

Sarebbe da comprendere come mai Irlanda, Polonia, Olanda, Belgio e Germania invece lo possano fare visto che proprio l’Europa aveva dato la possibilità di defiscalizzare delle aree europee. Non è che forse questa opportunità si è bruciata su Prato e qualche altra piccola realtà utile per garantirsi i voti in Parlamento, invece di pensare ad una strategia di medio, lungo termine capace di attrarre capitali e aziende in Italia?

Nessuna risposta invece per Casero sulla manovra richiesta della Ue all’Italia di cui però starebbero iniziando a girare delle bozza, visto anche il pressing della Commissione Europea. Nei primi documenti si rilegge nuovamente il possibile aumento delle accise su benzina e tabacchi. Sarà forse per questa ragione che l’esponente del governo Gentiloni non ha risposta alla domanda? Non è dato ancora saperlo, quel che è certo é che si prospetta una politica dei due forni per l’esecutivo di centrosinistra: quella di svendere l’imposizione fiscale verso gli stranieri e abbattere la mannaia sui cittadini italiani.

Comunque vada sarà un successo visto che in entrambi i casi qualche quattrino resterà nelle mani dello Stato, pronto ad essere speso per aumentare quel debito pubblico che continua a lievitare, giorno dopo giorno, anche in questa legislatura. Resta da capire come mai nessuno abbia domandato a Casero come il Governo vorrà correre ai ripari, insieme agli partner europei, alla cosiddetta “border tax” che vorrebbe introdurre Trump e che prevedrebbe un balzello del 20% su tutte le merci che arrivano dall’estero negli Stati Uniti. Un vero e proprio colpo per il nostro export. Proprio oggi la Germania si è interrogata sul tema. Secondo il presidente dell’Ifo Clemens Fuest  intervistato da Bild ha spiegato:

“Il piano dazi di Donald Trump va preso sul serio, perché mette a rischio 1,6 milioni di posti di lavoro in Germania. L’export tedesco verso gli Usa ammonta a 106 miliardi all’anno. Se fossero colpiti con una tassa del 20%, e la metà dei costi fosse a carico degli acquirenti, buoni 10 miliardi di euro peserebbero sugli esportatori tedeschi”.

Il presidente del Diw Marcel Fratzscher,  ha aggiunto: “Un posto di lavoro su due in Germania, dipende direttamente o indirettamente dall’export“.

 

Tornando però al tema della Flat Tax  certamente colpisce come gli scopi che la fondano siano stati stuprati dall’ex presidente del Consiglio italianovisto che il suo primo ideatore, cioé Milton Friedman, nel 1956 la propose come un’aliquota unica da applicare ai redditi di famiglie e delle imprese, in sostituzione al modello progressivo in base al reddito. Gli obiettivi che si poneva l’economista era di creare un modello semplice ed equo: cioè che non ammettesse ignoranza e che fosse uguale per tutti i cittadini.

Matteo Renzi, nella sua visione economica della Flat Tax, invece pone un distinguo grottesco dove qualche cittadino diventa più uguale degli altri e pagherebbe per un certo numero di anni una tassazione iniqua e sproporzionata rispetto a tutti i suoi nuovi connazionali acquisiti. Un approccio che cozza in modo totale con quanto predicato in tutti questi anni proprio dal centrosinistra sulla progressività della tassazione del reddito.

Quel che è certo è che, ancora una volta,  pare di  trovarsi davanti ad una proposta spot dell’ex premier che magari aumenterà leggermente il gettito fiscale dello Stato, ma che non si tradurrà in nuove aziende che vengono a produrre in Italia richiedendo anche manodopera. Una scelta miope e a breve termine che penalizza da troppi anni il nostro Paese. L’ex ministro delle Finanze Vincenzo Visco, intervistato da Adnkronos, ha chiosato:

“Il problema che ci si dovrebbe porre è fare pagare le tasse in base alle legge e non dare incentivi. La Flat Tax é un’altra delle stravaganze di Renzi che pensa di fare concorrenza agli inglesi sul loro terreno dopo la Brexit. Ma la concorrenza fiscale a tutti i costi crea solo un mondo di diseguaglianze”.

Matteo Renzi, Paolo Gentiloni e Maurizio Martina sul palco del Lingotto

 

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