Manovra correttiva UE? No basterebbe utilizzare i beni confiscati alla Mafia


Siamo proprio convinti che sia necessaria una manovra correttiva per reperire quei 3,4 miliardi di euro che ci richiede l’Unione Europea? Pare di no visto che basterebbe sbloccare la legge che ammuffisce in Parlamento da ormai quasi due anni e che permetterebbe allo Stato di poter utilizzare i beni confiscati alla Mafia in via definitiva.

Sono 19.157 i beni ad oggi in pancia allo Stato italiano, con procedimenti di sequestro preventivo, a cui si aggiungono 2.876 aziende. Altri 20 mila circa sono i beni confiscati attraverso procedimenti di natura penale. 

Il valore è immenso, si parla di 30 miliardi, ma oltre il 90%, sottratto alla criminalità, oggi fallisce. Di qui la necessità di una riforma del Codice antimafia, la normativa che si occupa della materia. 

Ma la riforma, approvata nel novembre 2015 dalla Camera, è ferma da allora al Senato, attualmente in Commissione Giustizia. Di qui la volontà della Cgil e di altre associazioni – di indire un presidio martedì prossimo, 7 marzo – davanti al Senato per chiedere il varo definitivo del testo. 

Il senatore Franco Mirabelli
“Ormai non e’ più giustificabile questo ritardo – dice il senatore Pd Franco Mirabelli, capogruppo del partito in Commissione Antimafia – va subito chiuso il lavoro in Commissione Giustizia al Senato mantenendo integro l’impianto che è coerente con i documenti messi a punto dalla Commissione antimafia che le Camere hanno già votato e rispetto alla prima lettura della Camera”.

Con la riforma l’Agenzia per i beni sequestrati esce rafforzata, con sede centrale a Roma e un direttore (non per forza un prefetto) che si occuperà dell’amministrazione dei beni dopo la confisca di secondo grado. Norme stringenti sono previste per gli amministratori giudiziari, che non potranno avere più di tre incarichi e non potranno essere parenti fino al quarto grado, ma neppure conviventi o “commensali abituali” del magistrato che conferisce l’incarico.

Sequestri e confische sono previsti anche a chi favorisce i latitanti, commette reati contro la Pa o si macchi del delitto di caporalato, mentre si istituisce un Fondo di garanzia per sostenere le aziende sequestrate già finanziato.

“I dati rendono evidenti quanto l’assenza di una riforma non aiuta lo Stato a utilizzare al meglio una risorsa economica straordinaria facendo perdere posti di lavoro e avvallando la tesi secondo la quale si lavora con le mafie. Questa per noi é una cosa insopportabile”, afferma Luciano Silvestri, responsabile Legalità e Sicurezza della Cgil Nazionale. 

L’iniziativa del 7 marzo viene organizzata con le associazioni “Avviso Pubblico”, “Libera”, “Polis” e con l’auto Mehari di Giancarlo Siani, giornalista ucciso dalla camorra come simbolo di testimonianza della volontà di riscatto contro le mafie. 

Chissá che peró i soldi sbloccati non finiscano esclusivamente nelle mani solo delle solite ed eggregie associazioni che si occupano di Mafia ma che possano venire socializzati anche a tutti i cittadini, magari evitando nel prossimo futuro una manovra finanziaria o permettendo di varare un piano choc per l’economia. Sarebbè un gran passo in avanti di civiltà utilizzare quei fondi per abbattere le tasse italiane, che sono a livello record anche a causa delle attivitá illecite della Mafia.

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