Muore travolta da un’auto a Varese. Oggi i gentiori dicono no al risarcimento


Non intendiamo accettare un solo euro. Non vogliamo soldi ma giustizia per Giada“. E’ questa la ferma presa di posizione dei genitori di Giada Molinaro, una giovane di 17 anni che fu travolta e uccisa da un pirata della strada il 14 settembre dell’anno scorso.

Flavio Jeanne, l’uomo che l’ha investita, un cuoco di 24 anni, ha offerto in queste ore tramite la sua assicurazione un milione di euro di risarcimento ma la posizione dei genitori, che il prossimo 21 marzo si troveranno davanti al gup di Varese a difendere la memoria di Giada, è già chiara.

Giada Molinaro in una foto del suo profilo Facebook
Giada Molinaro in una foto del suo profilo Facebook

La ragazza, che aveva 17 anni, fu investita in via dei Mille, nella città lombarda, e il pirata della strada fu arrestato tre giorni dopo l’incidente mentre stava andando a lavorare e dopo aver lasciato la vettura da un meccanico. Aveva ignorato gli appelli dei genitori della ragazza a costituirsi.

Anche la sua fidanzata, alla quale avrebbe confessato di aver investito Giada seconda la ricostruzione degli inquirenti, l’aveva pregato di costituirsi. Ma questo appello rimase inascoltato.

Ora il padre e la madre di Giada, tramite il loro legale, spiegano che il risarcimento, offerto dalla compagnia di assicurazioni dell’imputato, impedirebbe loro di affrontare da parte civile il processo ma solo da parte lesa e alleggerirebbe la posizione del pirata della strada. Ha spiegato l’avvocato:

“I miei assistiti vogliono giustizia, senza sconti. Una sentenza giusta, entro i limiti previsti dalla norma, ovviamente, ma senza alleggerimento”.

Flavio Jeanne, che è ancora agli arresti domiciliari, deve rispondere dell’accusa di omicidio stradale aggravato dalla fuga. Il pm contesta poi l'”attività di inquinamento probatorio” visto che l’imputato, portando l’auto dal carrozziere, si è dimostrato consapevole che gli investigatori avrebbero potuto risalire a lui a causa della rottura del fanale. E quindi avrebbe tentato di occultare le prove. Una condotta che ha convinto il Gip a non revocare la misura cautelare e che probabilmente ha convinto i genitori a non accordarsi per il risarcimento: nulla potrà restituire loro la figlia, ma almeno confidano che la giustizia faccia il suo corso senza attenuanti da far valere.

 

 

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