Non infanghiamo il buon nome dei ricchi


Sei ricco, eserciti una “nobile” professione o fai parte della buona società? Difficilmente il tuo nome finirà in pasto ai giornali e ai mass media se commetti una sciocchezza o, peggio, un reato!

Come è accaduto a Torino, con episodi di cronaca che hanno coinvolto due “rispettabili” torinesi. È il caso dell’avvocato 38enne (o 36enne per alcune testate) di cui si ignorano le generalità, la cui “passione per le borse di lusso” – come hanno scritto i giornali – lo ha spinto a rubare una borsa Celine del valore di 1.200 euro in uno dei negozi più esclusivi della città. Incastrato dalle telecamere – e poi dai Carabinieri – per essere ritornato in azione nella stessa boutique, si ignora se verrà mai condannato e se, soprattutto, i suoi attuali (e futuri) clienti sapranno mai di questa sua insana passione per le borse, o meglio… per i furti.

Analogo anonimato è stato riservato da stampa e web a una “brillante” 25enne, neo laureata in Medicina all’Università di Torino, che si è finta nullatenente per non pagare le tasse universitarie. In realtà, pare sia proprietaria di un appartamento nel prestigioso quartiere della Crocetta e che i suoi genitori, stimati professionisti (padre amministratore delegato di quattro società, madre manager di un’importante azienda di comunicazioni), posseggano altri sei alloggi, un grande casolare in campagna e abbiano diversi conti correnti di tutto rispetto. Dell’astuta – e truffaldina – studentessa non è però dato di conoscere neppure le iniziali. Fosse stata un idraulico evasore, un disoccupato che ruba nei supermercati, probabilmente sarebbe già stata esposta al pubblico ludibrio. Invece, verosimilmente, magari con l’aiuto dei bravi genitori, troverà presto una buona occupazione, senza che la sua reputazione abbia mai ricevuto neppure uno schizzo di fango.

Così va il mondo, così va a Torino, così fa la (cattiva) stampa.celineborse

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