Junker, Brexit e il ricatto europeo


Il presidente della Commissione Europea JeanClaude Juncker ha tuonato oggi davanti al parlamento Belga:

“Quello per la Brexit sarà un negoziato difficile e non sarà a costo ridotto o zero. Devono rispettare gli impegni presi e la fattura sarà salata”.

Difficile comprendere come qualcuno possa credere che la Gran Bretagna sia così ingenua da non sapere che l’uscita dall’Unione Europea ha un costo, in particolare laddove circolano accordi economici e finanziari per miliardi di euro. Neppure l’ultimo degli ultimi può crederci in buona fede.

E’ proprio partendo da questo ragionamento che diventa evidente il subdolo ricatto insito nell’affermazione del presidente della Commissione Europea. Un ricatto il cui obiettivo non è l’Inghilterra, Stato ben attrezzato per pagare “la fattura salata” dell’Ue, ma di tutti quegli stati che pensano di salutare e togliere il disturbo dal club di Bruxelles. Si pensi all’Austria e alla Grecia; ma anche all’Italia e alla Francia se dovessero vincere nel prossimo futuro i partiti dei vari Salvini, Grillo, Le Pen.

Jean-Claude Junker scherza con Farange
Jean-Claude Junker scherza con Farange

E d’altra parte il fastidio con il quale Junker sopporta i processi democratici e di sovranità diretta dei popoli è sintetizzato in un’altra frase che ha pronunciato sempre oggi:

“Non è il momento di lanciare in Europa un dibattito sull’Assetto delle istituzioni, alla gente non interessa. Sono favorevole a cooperazioni rafforzate, chiamatela Europa a più velocità, che già abbiamo”.

In questa affermazione si evince chiaramente il senso di fastidio che l’attuale establishment comunitario prova per un processo di riforma che qualsiasi osservatore definirebbe l’ultimo salvagente affinchè la Brexit non si traduca nel primo tassello di un domino che porterà alla deflagrazione spontanea dell’Unione Europea, pezzo dopo pezzo. Il fatto poi di raccontare la storia che l’Europa sia già a più velocità pare tanto ridicola quanto i tassi d’interesse usurai imposti alla Grecia per il suo prestito ponte e le misure fallimentari imposte alla stessa dalla Troika e che hanno portato il Paese a tensioni sociali inimmaginabili.

Il ricatto di Junker è quello di una Europa che a parole dice:

“Il fossato enorme che c’è tra la Ue e la gente  è lo stesso che c’è a livello di sistemi nazionali”

Peccato che poi proprio l’UE imponga a quegli stessi Stati regole del tutto illogiche, mai ispirate ad un federalismo solidale e mai rispettose delle diversità e tradizioni nazionali. Non resta che affermare: il re è nudo Junker, il re è nudo.

 

 

 

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