La strana difesa europea, un po’ autonoma un po’ legata


Il summit NATO di Ankara è stato un festival del contratti miliardari tra fabbricanti di armi. Le firme sono state accompagnate dalle dichiarazioni roboanti e contradditorie del segretario generale Mark Rutte. Una nuova alleanza militare-industriale fra le due sponde dell’Atlantico… ma allora come farà l’Europa ad avere quell’indipendenza strategica e difensiva di cui parla da anni?

La testimonianza anonima di un esponente industriale di alto livello, raccolta da Politico, svela le stranezza di questa faccenda: se da un lato ci si sente tutti parte di una “grande famiglia transatlantica”, dice, dall’altro tutti sanno anche che non è completamente vero. E per il summit ci siamo trovati ad Ankara, in Turchia, quindi nemmeno in Europa. Certo, c’è anche chi ritiene che acquistare produzioni americane serva a trattenere Washington dentro l’Alleanza, aggiunge, ma è proprio qui che scoppia la contraddizione peggiore. Rutte parla di armi “Made in NATO”, che accompagneranno la nuova era di “cooperazione industriale transatlantica” da lui annunciata. Difficile però conciliare questa visione celestiale coi programmi della Commissione e del Consiglio UE, che hanno già destinato parecchi soldi per stimolare la fabbricazione interna sul continente e previsto norme per impedire che attori esterni diventino preponderanti in tale impresa.

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