La Polonia non ci sta: la disfida dell’Aquila Bianca


I problemi Zelensky se li va a creare anche da solo: a fine maggio ha pensato bene di emanare un decreto con cui concedeva a un’unità delle Forze speciali il titolo di “Eroi dell’UPA”, cioè l’Esercito Insurrezionale Ucraino che durante la Seconda Guerra mondiale combatté i sovietici al fianco dei nazisti e collaborò col Terzo Reich allo sterminio degli ebrei. Fra le altre cose, l’UPA si dedicò pure ai cosiddetti “massacri della Volinia”, l’uccisione di circa 100mila cittadini polacchi. Com’era prevedibile, a Varsavia non l’hanno presa bene. Il presidente Karol Nawrocki si è detto oltraggiato e ha dichiarato che avrebbe ritirato a Zelensky l’Ordine dell’Aquila Bianca, la più alta onorificenza di Stato che gli era stata assegnata nel 2023 dal predecessore Duda.

E così ha fatto qualche giorno fa, spiegando che Kiev ha ignorato la sua richiesta di cambiare il nome del titolo militare togliendo i riferimenti ai collaborazionisti del nazismo. La verità storica non è una pedina di scambio e non lo potrà mai essere. Ricordare le vittime è un obbligo morale dello Stato polacco, asserisce Nawrocki. Varsavia non diminuirà il suo supporto attuale all’Ucraina, tranquillizza, ma non può indulgere al revisionismo del governo di Kiev. Tuttavia, la revoca dell’Aquila Bianca da parte del presidente polacco e la risposta di Zelensky che ha rinunciato lui stesso all’onorificenza sono un pessimo segnale a ridosso dell’annuale Conferenza sulla ricostruzione dell’Ucraina che si terrà proprio in Polonia.

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