Un G7 francese in tono minore


La contingenza internazionale è una delle più sfavorevoli per fare da sfondo al summit. Pure a livello nazionale manca l’appoggio che servirebbe ad allestire un G7 prestigioso come un tempo. Si pensi ad esempio alla fragile posizione politica del primo ministro britannico Starmer, sconfitto alle elezioni locali e da mesi sull’orlo delle dimissioni, con proteste di piazza che non smettono e le opposizioni che premono. Un rappresentante britannico (rimasto anonimo) ha rivelato a Politico che le attese di Londra per questo G7 sono “molto basse”. Basterebbe evitare dissapori clamorosi fra i leader o una scenata di Trump e magari riuscire a vergare un documento congiunto che contenga linee generali di condotta.

La proposta europea è di mantenere alta la pressione sanzionatoria sull’economia di Mosca cercando al tempo stesso un canale di dialogo col Cremlino grazie ai Paesi “E3” (Francia, Germania e Regno Unito). Gli USA non sembrano contrari a sanzionare ancora il petrolio russo, ma gli europei sanno che Washington potrebbe cambiare idea a seconda degli esiti della crisi iraniana. Per adesso comunque può bastare il cambio di atteggiamento di Trump, che è passato dal minacciare morte e distruzione su Teheran all’annunciare un prossimo accordo di pace con l’Iran.

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