L’Italia ha perso la faccia a destra, a sinistra e al centro


L’implosione del patto stretto tra le più grandi forze politiche presenti in Parlamento, (Partito Democratico, Movimento Cinque Stelle, Forza Italia, Lega Nord), allo scopo di riformare la legge elettorale, dimostra come la politica italiana, ancora una volta, abbia perso totalmente la faccia nei confronti dei propri cittadini e della comunità internazionale. Il teatrino che é seguito nei giorni successivi al naufragio del ‘Tedeschellum’, fatto di un pietoso e urlato rimbalzo di responsabilità tra le parti, non deve stupire perché nulla di più ci si poteva aspettare dall’attuale classe dirigente. Viene spontaneo domandarsi che fine abbia fatto l’Europa con la sua assillante richiesta di riforme a tutti i costi; dove si sia nascosto lo spread cioé quel differenziale che gli economisti ci avevano spacciato essere sensibilissimo all’affidabilità espressa dalla classe politica di un determinato paese; ma soprattutto dove sia finito il presidente della Repubblica Sergio Mattarella che aveva assegnato al presidente Paolo Gentiloni un incarico da Presidente del Consiglio di breve periodo e legato alla stesura, a stretto giro, delle nuove regole elettorali.

Difficile trovare qualche partito da “salvare” dopo l’ennesimo aborto di una riforma che riesca a dotare il Paese di una legge elettorale minimamente decente: cioé in grado di garantire la governabilità, rappresentatività e soprattutto il rispetto delle norme costituzionali. Sono tutti più o meno responsabili: il Partito Democratico ha la colpa di aver giocato per mesi su questo tema, per attendere che si definisse il suo assetto interno di fatto coinvolgendo un Paese nelle primarie di una unica forza politica e poi, fatti i propri comodi e ad accordo raggiunto, dopo il primo momento di difficoltà fa saltare il tavolo. Una rottura peraltro consumata su una modifica della legge non solo condivisibile ma anche del tutto residuale sul resto della legge e dove pesano come macigni i propri parlamentari assenti dall’Aula al momento del voto. Il Movimento Cinque Stelle ancora una volta ha dal canto suo dimostrato di essere inaffidabile laddove stringe accordi: era già successo sulla legge che intendeva legalizzare le unioni civili. Su Forza Italia invece pesa come un macigno l’emendamento presentato dalla deputata Micaela Biancofiore che di fatto ha dato il via all’ammutinamento dei pentastellati; per carità la restante parte del gruppo ha votato compatto con il PD ma il peccato originale non può essere cancellato. La Lega Nord paga invece lo scotto di aver utilizzato l’incidente per abbandonare repentinamente la zattera, scagliando strali e ruspe” a sinistra e manca, dopo che per mesi aveva ripetuto che l’unica cosa importante era ridare la voce ai cittadini ammorbando talk show e intasando le agenzie stampa. Il resto dei cespuglietti di partitini e partitelli, presenti in Parlamenti, quelli del fronte del no al Tedeschellum per intenderci, non sono da meno visto che il loro scopo non é ispirato a grandi principi di libertà ma a quello ben più gretto di sopravvivere conservando qualche scranno, fregandosene di fatto di rendere il Paese minimamente governabile.

Fatto questo tragico quadretto non si può che restare esterrefatti come oggi tutto sia tornato alla tranquillità: forse che molti deputati e senatori visto messo al sicuro il proprio vitalizio (cosa che peraltro era già stata messa in cassaforte anche in caso di voto anticipato) debbano ancora riprendersi dai festeggiamenti per altri mesi di stipendio garantito guadagnato? E’ veramente desolante vedere fino a che punto sia sceso il livello della classe politica nostrana. Esistono decine di legge elettorali che funzionano benissimo in tutto il mondo e che potrebbero essere prese pari pari e applicate nel nostro pirotecnico Paese. Basterebbero pochi giorni per approvare la legge, lo dimostrano tutti quei provvedimenti spendi e spandi che in modo sistematico vengono votati dal Parlamento italiano nel giro di un batter di ciglio. Nulla da fare invece se bisogna modernizzare il Paese: su questo punto la classe politica italiana proprio non ce la fa a trovare un accordo, forse preoccupata che risolti i problemi della nazione una volta per tutti, rischierebbero di diventare disoccupati…

Il problema di fondo però é che mentre alcuni giocano in Parlamento,  l’Italia arranca sempre di più. La notizia di questa settimana, che forse non é neppure più da definirsi notizia visto che si ripete ogni mese, é che il debito pubblico italiano ha segnato un nuovo record: ad aprile è stato pari a 2.270,4 miliardi, in aumento di 10,1miliardi rispetto a marzo. E questo debito non si deve alle vituperate Regioni o per un aumento del welfare ma semplicemente per l’aumento della spesa da parte delle Amministrazioni centrali. Per intenderci dei palazzi del Governo. Ecco, di fronte a questi numeri, si comprende che non é più ammissibile che non esista un minimo senso di responsabilità nel costruire una legge elettorale seria e condivisa per portare l’Italia al voto. Il voto, un momento che si spera possa fare chiarezza, una volta per tutte, su quale strada vuole prendere questo scassato paese a forma di stivale.

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