Università, GB autorizza sperimentazione “bambini con tre genitori”


La Gran Bretagna apre le porte alla sperimentazione della tecnica di concepimento comunemente definita dei ‘bambini con tre genitori’. 

L’università inglese di Newcastle, all’avanguardia su questa tipologia di interventi non immune da controversie, ha ottenuto il nulla osta a procedere dall’autorità di controllo del regno, la Human Fertilisation and Embryology Authority (HFEA): la stessa da cui il 15 dicembre era arrivato l’ok finale a una procedura che, affermano i ricercatori coinvolti, potrà contribuire a evitare la trasmissione di malattie rare ereditate per via materna. 

Il primo parto, a questo punto, è atteso entro quest’anno. E a Newcastle il clima di soddisfazione è palpabile. Al Fertility Centre dell’ateneo si parla di “buona notizia” e di “giorno importantissimo per i pazienti”, mentre sui media vengono già fatte circolare le foto delle prime madri in lista. 

La tecnica – ‘sdoganata’ in prima assoluta europea, sulle orme di Usa e Cina – consiste nella sostituzione del Dna contenuto nelle centraline energetiche della cellula (mitocondri) della madre portatrice del ‘difetto’ ereditario con quello d’una donna sana: anche se – nel giudizio di vari studiosi – è improprio parlare di ‘tre genitori’, poiché la costituzione genetica del bimbo deriva in fin dei conti solo da un papà e una mamma.

Per sir Doug Turnbull, professore a Newcastle e direttore del Wellcome Centre for mitochondrial research, non ci sono dubbi o incertezze che tengano. Questa pratica:

“Aiuterà le donne colpite da mutazioni di mitocondri del Dna e darà loro l’opportunità di avere più scelte riproduttive. Le malattie mitocondriali possono essere devastanti per le famiglie”. 

Sally Cheshire, presidente dell’HFEA, difende intanto la scelta dell’autorità da lei guidata sostenendo che l’ok è frutto di parere “cauto” e circostanziato, soggetto a verifiche di “lungo periodo”. E si dice convita che si tratti di un trattamento destinato a portare “benefici” in tempi brevi, nel solo Regno Unito, a circa “3000 coppie” in ansia. A confermare le aspettative terapeutiche sono giunti nei mesi scorsi i risultati pubblicati da Nature d’un test condotto dall’equipe di Shoukhrat Mitalipov, nel Centro di Terapia Genica dell’università dell’Oregon, sulla possibilità effettiva di sfuggire al rischio di patologie genetiche veicolate dal Dna trasmesso solo dalla madre attraverso i mitocondri. Una procedura che negli Usa ha già dato vita a un primo parto andato a buon fine, protagonista una coppia di nazionalità giordana. Non tutti i ricercatori sono tuttavia favorevoli. C’e’ chi teme che si possa scoperchiare un altro vaso di Pandora sul fronte della fecondazione assistita, nel nome di un approccio utilitaristico se non eugenetico.

E’ il caso di David King, animatore del gruppo Human Genetics Alert, stando al quale si rischia di questo passo d’inaugurare “una nuova forma di design: quella dei bambini geneticamente modificati”.

Nell’aprile del 2016 in Messico era già nato il primo bambino che ha visto l’utilizzo del dna di tre genitori. Si tratta di Abrahim Hassan che grazie alla nuova tecnica genetica dovrebbe aver evitato di ereditare la sindrome di Leigh.

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