Il rapporto fra Zelensky e Washington si è logorato quasi del tutto, dopo aver avuto diversi alti e bassi. Biden lo abbracciava come nonno e nipote, dandogli una lauta paghetta sotto forma di enorme assistenza militare e finanziaria. Però non condivideva la sua retorica sulla “vittoria totale”. Trump gli ha stretto la mano e subito dopo lo ha pubblicamente sgridato, per poi calmarsi e ignorarlo, smettendo infine di aiutarlo direttamente. E oggi è tornato a descriverlo in termini sprezzanti.
Trump sta spingendo con la sua “particolare” diplomazia per rallentare almeno il ritmo delle ostilità. Come suo solito, gioca d’anticipo con annunci clamorosi, che spesso vengono smentiti dai fatti. Ma riesce sempre a lasciare il segno e a mettere in difficoltà chi non gradisce, come nel caso di Zelensky, che ora dipinge come il responsabile delle tregue mancate. Qualche giorno fa il presidente americano ha parlato di un cessate-il-fuoco che riguarda gli impianti petroliferi. Una “tregua energetica” che impedisca di distruggere le raffinerie e sostanzialmente lasci che la Russia possa produrre ed esportare il carburante che interessa oggi agli USA.
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