Già in estate Kiev aveva avvertito gli alleati occidentali che il suo budget statale presentava un buco enorme, impossibile da richiudere coi soli mezzi interni. E soprattutto così profondo da inghiottire le chance di continuazione della guerra. In altre parole, senza urgenti donazioni gli ucraini non potranno proseguire nello sforzo bellico e non potranno nemmeno pagare gli stipendi. Quindi oggi suggeriscono ai vertici UE di anticipare la somma del mega-prestito da 90 miliardi di euro fissata per il 2027. Ma Bruxelles ribadisce che non darà nulla finché la Verkhovna Rada, il Parlamento ucraino, non passerà quelle riforme “occidentali” che invece sta tirando per le lunghe. A causa del ritardo, dicono, fino a questo punto dell’anno l’Ucraina ha ricevuto “appena” 15,7 miliardi di euro. Se invece Kiev farà finalmente i compiti a casa, la UE potrebbe sbloccare l’accesso a una tranche da 34 miliardi.
Secondo varie stime, a partire dal 2022 la UE e gli Stati membri hanno dato 227,4 miliardi di euro in qualità di assistenza all’Ucraina. Il 2 ottobre la Commissione Europea ha comunicato che vi sono 33,7 miliardi ancora disponibili per essere concessi nel 2026: di essi ricadono sotto il prestito monstre 29,3 miliardi e 4,4 sono relativi a un altro meccanismo di finanziamento, lo Strumento per l’Ucraina. Lo stesso giorno la Commissione ha altresì comunicato che darà un po’ di ossigeno all’amministrazione pubblica di Kiev e all’implementazione delle riforme: un “regalino” da 2,9 miliardi di euro. Come dichiarato da Ursula von der Leyen, tale pagamento servirà a puntellare la tenuta della stabilità finanziaria del Paese e a sorreggere gli investimenti che a loro volta supporteranno la ricostruzione postbellica.
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