Il totale dei soldati a disposizione è di 230mila unità, un quinto della popolazione. Poco più di 4mila uomini sono in servizio permanente, e in caso di necessità la loro cifra può arrivare a 39.500. Troppo poco per impensierire davvero i russi e impedire loro di impossessarsi con relativa facilità dei 45mila chilometri quadrati che costituiscono l’Estonia. Comunque i vertici di Tallinn hanno deciso: d’ora in poi i soldati staranno ad appena 50 chilometri dalla frontiera nella nuova base di Jõhvi. Intanto ne verrà costruita un’altra a Narva, che ospiterà 200 uomini e sarà in grado di accoglierne altri mille.
Lo dice il Financial Times: i vertici estoni pensano sì che i russi un giorno possano attaccare, ma non nei prossimi 2 anni. Dunque c’è tempo per attrezzarsi. Lo aveva anticipato lo scorso gennaio Kaupo Rosin, direttore della Välisluureamet (VLA), l’agenzia di intelligence per l’estero: non vi sono segnali che nel 2026 Mosca intenda aggredire le Repubbliche baltiche o altri Stati membri della NATO. Bisogna essere vigili, certo, ma solo per prevenire l’espansione delle attività russe potenzialmente ostili. Insomma, a leggere le dichiarazioni degli estoni Mosca non fa così tanta paura. Anzi, è messa maluccio anche a livello economico, visto che secondo Rosin le sanzioni stanno chiaramente facendo effetto. Non vi è alcun motivo di panico, aggiunge, perché la Russia sta cercando di evitare un confronto diretto con la NATO.
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