Ancora un nulla di fatto per i missili Patriot all’Ucraina. Il 25 settembre Zelensky ha rivelato ai giornalisti che Trump aveva preso una “decisione finale” sulla concessione della licenza di produzione dei missili, ma il giorno dopo il presidente americano ha rifiutato di confermare la notizia. E oggi l’Alto commissario UE agli Esteri Kaja Kallas ha esortato i Paesi membri a consegnare subito a Kiev ciò che hanno nei loro arsenali per non far attendere agli ucraini i lotti di armamenti fabbricati dagli USA.
Fra le tante spese monstre che Kiev deve affrontare, la Kallas preferisce dare la precedenza alla difesa rispetto al bilancio statale. Fa quindi notare che ci sono da spendere i 6,6 miliardi di euro dello Strumento Europeo per la Pace (EPF): una buona notizia per l’Ucraina e una cattiva per la Russia, dice. Di questa somma, 1 miliardo andrà al sostegno del Paese, e un’altra parte all’addestramento delle truppe ucraine nel quadro della Missione UE di assistenza militare (EUMAM).
Ma oggi l’Alto commissario reitera la richiesta già fatta poco tempo fa. E cioè non aspettare la produzione bellica effettuata grazie a tali denari, ma dare già ciò che è presente negli arsenali nazionali, che verranno riempiti successivamente con gli armamenti fabbricati man mano. L’attesa potrebbe allungarsi fino al 2030, secondo i programmi della Lockheed Martin, l’unica azienda in grado di assemblare il PAC-3 MSE, la versione più recente dei missili per i sistemi Patriot.
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