Agli ungheresi non viene data la possibilità di svolgere una normale tornata elettorale con le sue normali polemiche fra i candidati. Sulle elezioni parlamentari di Budapest l’attenzione mediatica internazionale infatti è altissima, perché l’Unione Europea e i membri più europeisti ne hanno fatto un’istanza radicalizzata, una scelta fra democrazia e dittatura, fra vita o morte. Da tempo Bruxelles cerca di influenzare la società magiara, per esempio trattenendo i fondi comunitari a causa di “timori” sullo stato di diritto. Salvo poi criticare aspramente il premier Orbán quando in sede UE esercita il suo sacrosanto diritto di veto su determinate questioni.
A dimostrazione del respiro internazionale delle elezioni ungheresi vi è il battibecco fra governo tedesco e la Casa Bianca. Dopo aver specificato che il cancelliere Merz non ha preferenze verso nessuno dei candidati, il suo portavoce Sebastian Hille ha accusato di “ipocrisia” il vicepresidente americano JD Vance. Quest’ultimo aveva a sua volta denunciato le interferenze UE nella campagna elettorale, ma potrebbe aver interferito lui stesso con la sua recente visita a Budapest.
Bisogna però precisare che il mainstream statunitense non è certo tenero con Orbán: lo Washington Post lo bolla di “estremismo di destra” e ne pronostica la sconfitta, mentre il New York Times a sua volta spiega entusiasta la possibilità di una sua débâcle. A Berlino però dovrebbero ricordarsi di quando nel novembre 2024 il deputato del Bundestag Michael Roth insieme ad colleghi di vari Paesi UE aveva arringato la folla di Tbilisi per incitare i georgiani a “resistere” a un governo democraticamente eletto… Lo slogan di Roth era Se voi vincete, noi vinciamo, se voi sopravviverete, noi nella UE sopravviveremo. Non era ingerenza, questa?
Per leggere l’articolo completo cliccate su Strumenti Politici.
