L’oleodotto Druzhba continua a irritare Bruxelles


Una missione di specialisti europei si era recata in Ucraina il 19 marzo al fine di valutare le condizioni in cui versa il Druzhba. Kiev però non ha ancora dato l’autorizzazione ad accedere all’impianto per esaminarlo. Dopo più di due settimane il motivo del diniego, certamente legittimo, comincia a sembrare pretestuoso: la “sicurezza”, come aveva spiegato il vicepremier Taras Kachka. Lo stesso Zelensky, che inizialmente si era detto disposto ad accettare il lavoro degli inviati UE, ha fatto marcia indietro, ammettendo di preferire che l’oleodotto non venga aggiustato poiché genera introiti per Mosca. Eppure in una lettera indirizzata alla von der Leyen e a Costa aveva scritto di accettare volentieri l’offerta di “supporto tecnico e di finanziamento per concludere i lavori di riparazione”.

Gli stessi ungheresi si erano recati in Ucraina prima della missione UE per indagare sullo stato dell’oleodotto, ma Kiev li ha trattati come semplici turisti privi di autorizzazione ufficiale, negando loro l’accesso agli impianti. Il motivo dichiarato era che non avevano dato precedente comunicazione delle intenzioni della loro visita. Secondo Orban, il viaggio è comunque servito a far smuovere la situazione. E a dimostrare la malafede di Zelensky. Per Budapest e per Bratislava il Druzhba ha un’importanza cruciale, anche alla luce della crisi energetica provocata dalle ostilità contro l’Iran. Bloccando l’afflusso di petrolio russo, l’Ucraina costringe i due Paesi europei ad attuare misure di risparmio del combustibile che poi vengono criticate da Bruxelles.

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