Lunga intervista con Dumitru Prodan, veterano moldavo della guerra in Transnistria. Un passato da militare sovietico, che conosce molto bene l’Ucraina sin dai tempi dell’URSS. E che conosce bene la situazione del suo Paese, la Moldavia, anch’essa spaccata in due dalle lusinghe dell’Unione Europea e dalla volontà della popolazione – in gran parte filorussa – di tornare al dialogo e alla cooperazione economica con Mosca.
– Come ha conosciuto il mondo ucraino, dal punto di vista sociale e militare?
– Posso dire di aver conosciuto bene l’Ucraina e gli ucraini. Da militare sono stato a lungo in Donbass, in particolare a Lugansk. Nel 1990 venni arruolato nelle file dell’Armata Rossa. La base di addestramento si trovava presso la città di Chernivtsi, non lontano dal confine con la Romania. Poi venni mandato in due presidi nel Donbass, a Lugansk e a Bakhmut (quella che oggi è tornata a chiamarsi Artyomovsk). Durante i primi 8 mesi di leva incontrai molti connazionali, con cui potevo parlare la mia lingua.
– Come la pensano i moldavi della Transnistria?
– Il governo di Chișinău è espressione dell’élite filo-occidentale. In Transnistria abbiamo vissuto tranquillamente per 30 anni. Ci sono basi militari russe, c’è un enorme deposito di armi, di cui Kiev si vorrebbe impossessare. Ma gli arsenali sono ben custoditi anche contro un eventuale attentato ucraino. Dei moldavi che stanno in Transnistria, almeno quelli che hanno fatto là il servizio militare, molti hanno la doppia cittadinanza russa oppure anche romena. Il passaporto romeno si poteva acquistare per qualche centinaia o migliaia di dollari. In Transnistria sono tutti filorussi. Se come ho detto prima, le forze russe arrivano a Odessa, con tutta probabilità troveranno tantissimi moldavi disponibili a unirsi alla lotta.
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