Fra i fabbricanti di armamenti, la Rheinmetall AG è il più imponente della Germania e fra i principali d’Europa. Il suo amministratore delegato Armin Papperger ha rilasciato il 27 marzo un’intervista al giornale americano The Atlantic, al quale ha fatto dichiarazioni a dir poco indelicate nei confronti della produzione militare di Kiev. Secondo lui, soprattutto nel settore dei droni gli ucraini non hanno espresso nessun effettivo avanzamento tecnologico, ma in pratica si limitano a “giocare coi Lego”. La sofisticatezza dei loro sistemi non si avvicina minimamente a quella dei colossi occidentali quali Lockheed Martin, General Dynamics e la stessa Rheinmetall. Anzi, dice, il tipo di produzione “decentralizzata” è qualcosa di amatoriale, in nessun modo innovativo, e lo paragona a quanto possa fare una “casalinga che ha una stampante 3-D in cucina con cui fabbrica pezzi per i droni”.
Alla Rheinmetall hanno capito che il capo l’ha sparata grossa e si sono cosparsi il capo di cenere. Su X hanno scritto di nutrire il massimo rispetto verso gli ucraini e i loro sforzi per la difesa del Paese: ne hanno elogiato la “forza innovativa” e lo “spirito combattente”, dicendosi addirittura “grati di poter sostenere Kiev” con le loro risorse. Hanno taggato Kamyshin per comunicargli il dispiacere per quanto avvenuto e per decantare “l’immenso contributo” di ogni ucraino e di ogni ucraina.
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