Lunedì si sono incontrati a Budapest i leader del gruppo europarlamentare dei Patrioti per l’Europa. Hanno voluto esprimere il supporto elettorale al partito di governo Fidesz in vista della tornata di aprile. Fra gli altri, spiccano i nomi del leader olandese Geert Wilders, di quello belga Tom Van Grieken, dello spagnolo Santiago Abascal e del portoghese André Ventura, e pure di Matteo Salvini. Con questo raduno, Orbán mostra chiaramente all’Unione Europea e agli europeisti di non essere affatto isolato, come invece il media mainstream vorrebbero far credere. Wilders lo ha definito “un leone in un continente guidato da pecore” capace di far vedere “cosa significhi tenere la testa alta”. Il dovere di un leader nazionale, spiega, si sostanzia nei doveri verso il proprio popolo, non verso “un’élite distante e certamente non eletta come i burocrati di Bruxelles”, spiega Wilders.
Varsavia si è tenuta lontana da Budapest negli ultimi anni per motivi di politica estera, ma oggi il presidente cerca di rinnovare la collaborazione e di ripristinarla adeguatamente qualora il prossimo anno il partito PiS di Morawiecki ritorni al governo. E non va sottovalutata la componente della “spinta” americana. Appena un giorno prima della visita di Nawrocki, Trump ha infatti espresso il suo “pieno sostegno” a Orbán. E come si sa, sotto molti aspetti – primo fra tutti quello militare – la Polonia risponde politicamente a Washington.
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