L’industria dei principali Paesi europei patisce da diversi anni di perdita di concorrenzialità, di problemi strutturali, di mancanza di personale qualificato, di desertificazione. Il tutto grazie anche alle scellerate politiche dell’Unione Europea, la cui ideologia si è scontrata più volte contro l’amara realtà e ne uscita battuta. L’attacco di USA e Israele all’Iran è stato l’ennesimo tragico colpo distruttivo, che sta facendo male soprattutto alla Germania. Coi problemi logistici che ne derivano e col rialzo dei prezzi dell’energia, ci rimettono soprattutto i settori come la chimica e l’auto. Quest’ultima però riesce a cavarsela, avendo un margine di manovra sui mercati superiore alla prima. Ma il contesto è triste per entrambe, che si vedono scavalcare dai concorrenti cinesi. La chimica in particolare non riesce per sua natura a ridurre i costi, magari delocalizzando alcune produzioni come invece possono fare le aziende automobilistiche. Può soltanto portare altrove gli investimenti, chiudendo così le fabbriche in Germania, come ha fatto la BASF nel 2024.
Domo Chemicals, gigante tedesco della chimica facente parte del gruppo belga Domo, ha comunicato la sua insolvenza e non riesce più a mandare avanti gli impianti. Aveva già tentato una ristrutturazione del business nel 2024, presentando a fine 2025 un piano di ricapitalizzazione. Ma il progetto non ha avuto successo. Ancora in Germania la Dow Chemical ha annunciato che chiuderà gli impianti in Sassonia entro la fine del prossimo anno. E questi sono solo due esempi della desertificazione industriale che sta spazzando il motore produttivo dell’Europa.
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