Le minacce di Zelensky a Orban hanno smosso persino la UE


Sono rare le occasioni in cui la Commissione tira pubblicamente le orecchie a Zelensky, e questa è una di quelle. D’altro canto sarebbe veramente impossibile sottacere l’accaduto, sebbene il portavoce Olof Gill sia riuscito a non enfatizzare la gravità dell’atteggiamento del leader ucraino Per quanto riguarda nello specifico i commenti fatti dal presidente Zelensky, noi come Commissione Europea diciamo molto chiaramente che tale tipo di linguaggio non è accettabile. Non possono esservi minacce contro gli Stati membri della UE. Ha quindi esortato “tutte le parti” a calmarsi e a smetterla con la retorica aggressiva, per dedicarsi invece agli “obiettivi comuni”.

A Budapest non l’hanno presa bene. Parlando alla stazione radio Kossuth, Orbán ha ribadito che il suo Paese non cederà a pressioni, ricatti o minacce, perché è in gioco la sicurezza energetica e quindi economica dei cittadini. Budapest vuole continuare ad acquistare fonti energetiche russe, meno care e più convenienti di quelle che Bruxelles impone di fatto agli altri Paesi membri. Ciò che ha fermato il petrolio russo è un atto politico degli ucraini, asserisce, non solamente un danno tecnico che sarebbe risolvibile in modo relativamente semplice. L’Ungheria ha in mano i contratti, li paga regolarmente, dunque l’Ucraina deve per legge permettere il transito del combustibile. E nelle circostanze attuali, con l’aumento del costo del petrolio a causa delle ostilità in Medio Oriente, Kiev si rende ancor più colpevole dei disagi patiti dai cittadini di Ungheria e Slovacchia. Il problema è semplice, afferma Orbán: Kiev vede lui e il suo governo come ostacoli agli obiettivi ucraini. Per questo Zelensky spinge per favorire l’opposizione alle elezioni di aprile, sperando che poi si formi un governo europeista e filo-ucraino.

Per leggere l’articolo completo cliccate su Strumenti Politici.