I Paesi che facevano parte dell’Impero Austro-Ungarico mostrano ancora oggi delle spiccate differenze di mentalità e di cultura politica rispetto alle altre macrozone entro la UE. La diversità più evidente è la tendenza a vedere con chiarezza gli interessi nazionali rispetto alla supina accettazione di quelli vaghi ed eterodiretti che vengono emanati da Bruxelles. E per interessi nazionali perseguiti dalla Repubblica Ceca, dalla Slovacchia e dall’Ungheria si intendono certamente il progresso economico, la sicurezza interna ed esterna, lo sviluppo sociale. Ma non nel senso della società “aperta e liberale” delineata e propagandata dagli euroburocrati.
L’esempio della solidarietà austro-ungarica si è visto la settimana scorsa, quando il primo ministro slovacco Robert Fico si è scagliato contro Zelensky, il quale di fronte ai giornalisti aveva paventato l’ipotesi di un intervento dell’esercito ucraino contro il premier ungherese Viktor Orbán per ridurlo a più miti consigli. Indipendentemente dal fatto che in Ucraina sia un corso una guerra, spiega Fico, le parole di Kiev vanno respinte dai massimi rappresentanti della UE, i quali devono tutti prendere ufficialmente le distanze da quelli dichiarazioni. Secondo lui Zelensky “ha oltrepassato ogni linea rossa” rivolgendosi al leader magiaro con frasi “oltraggiose e ricattatorie”.
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