A Berlino criticano i politici che hanno generato la crisi


È sparita in un attimo quella zona di comfort nell’ambito della sicurezza nella quale la Germania si era insediata da decine di anni. A tre giorni dall’inizio dell’operazione speciale russa, il cancelliere Olaf Scholz aveva parlato davanti al Bundestag di “momento di rottura”. Tale espressione è divenuta il simbolo politico di un’epoca. La rottura si è rivelata molto più profonda di quanto immaginassimo. Sono in molti a vedere la causa di ciò esclusivamente nelle azioni fatali del Cremlino contro uno Stato sovrano.

I cittadini tedeschi meritano di sapere la verità e di essere trattati in modo sincero persino su tali questioni indubbiamente delicate. Il governo federale ha spesso agito contraddicendo le aspettative della popolazione, gli obblighi di alleanza e pure con disattenzione. L’effetto è stato spesso interpretabile come una sorta di reazione, non come una strategia. In un’epoca di crescente disillusione verso la politica e di enorme perdita di fiducia verso l’autorità politica, è arrivato il momento di agire e di comunicare in modo aperto e veritiero con i cittadini.

La guerra, la pandemia, l’inflazione e il dibattito sul cambiamento climatico, tutte crisi che si accumulano una sull’altra. Molte persone si preoccupano di questa serie di situazioni di emergenza. La politica appare come una perenne gestione delle crisi. Il 24 febbraio ha fatto da catalizzatore che ha accelerato questi processi, che erano ancora in fase di maturazione: il rafforzamento del ruolo dello Stato, il dibattito sulla sovranità, la formazione di nuovi blocchi nell’economia mondiale, la polarizzazione crescente all’interno del Paese. Ed è pure spuntato un sentimento di stanchezza morale, mentre pretendevano compattezza e il rifiuto di qualsiasi cosa è diventato la norma così come i dubbi hanno generato problemi. Nella democrazia si può pretendere, ma bisogna anche ascoltare.

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